DAL WEB15:38 - 04 dicembre 2009

Gomorra: ultima fermata, Modena

Si scopre che anche l'Emilia è pervasa dall'ombra della mafia

di Greta Privitera
<p>Gomorra: ultima fermata, Modena</p>

Modena la rossa, Modena la ricca e Modena la tollerante. Modena e i tortellini di Natale. Modena e il Piccì. Il dialetto e le Massaie.  E Bologna così vicina. Queste immagini della tradizione, oggi, devono farsi un po' più in là, perché Gomorra non dimentica di strisciare anche tra le vie della città emiliana. Il procuratore della Repubblica, Vito Zincani, dichiara: «Se per magia eliminassi il crimine, i modenesi mi caccerebbero per il disastro finanziario».Uno shock.  Niente coppole o lupare, non si sentono scugnizzi con l'accento del sud, quindi le mafie non esistono, a Modena. E no, Zincani, che è anche docente di Crimonologia, smentisce: «Guardate che la criminalità organizzata si adatta alla società. A Modena sono state scoperte più presenze camorriste, a Reggio più della 'ndrangheta, a Bologna dei corleonesi. Una spartizione? Ma siamo ancora in tempo a bloccarli: e il mio dovere non è solo quello di reprimere, ma anche di prevenire. Oltretutto, la crisi è pericolosa: la criminalità ha i soldi che mancano a quasi tutti». Quindi tutto il mondo è paese, e sopratutto in Italia, ed è un mito da sfatare quello che le mafie sopravvivono solo nelle situazioni di maggior disagio. E da Roma, Isabella Bertolini, deputata Pdl e tosto capo del centrodestra locale, dice: «Per anni hanno fatto finta che la criminalità non esistesse, perché non si doveva toccare il mito dell'Emilia come isola felice e paradiso terrestre. Forse il procuratore esagera, ma credo che le mafie siano molto più infiltrate di quel che si pensa». Pietro Ferrari, presidente degli industriali dal cuore emiliano, la butta in statistica: «Esportiamo per 12 miliardi di euro.  L'economia di Modena la fanno la meccanica, la ceramica e il tessile. E qui la camorra non c'è. Nei subappalti dell'edilizia o nei baretti equivoci, magari sì. Ma, dal punto di vista economico, se chiudono loro qui non si ferma niente». Dino Piacentini, presidente Confapi-Pmi: «Una provocazione salutare. Ma io conosco la mia gente: se per eliminare i mafiosi dovessero tagliarsi un dito, beh, il dito eccolo qui».

 

Noi pensiamo che: la mafia sia un problema italiano, non solo del meridione. Tutti i cittadini hanno il dovere di combatterla.


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