DALLA SOCIETA'16:04 - 07 dicembre 2009

Giorgio Napolitano a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

Il Presidente della Repubblica ricorda le vittime della strage di Piazza Fontana

di Lavinia Farnese
<p>Giorgio Napolitano a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Chissà se così non si dimentica davvero, la ferita italiana, non cicatrizzata, e tuttora impunita, di Piazza Fontana, a pochi giorni dal suo 40simo anniversario. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci prova, incontrando a Milano i familiari delle vittime, di quelle persone che alle 16 e 37 del 12 dicembre 1969 si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato: nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, quando sette chili di tritolo tolsero loro respiro e futuro. E si rammarica, occhi negli occhi dei parenti inconsolabili: «Nelle stragi italiane non tutto è chiaro e limpido. Ammiro il vostro impegno, la vostra tenacia, la passione civile, l'impegno che mostrate per alimentare la memoria collettiva e la riflessione. Comprendo il peso che la verità negata rappresenta per ciascuno di voi, un peso che lo Stato italiano porta su di sé». La verità negata, appunto. Anche a Mario Calabresi, direttore de La Stampa, che è lì, da figlio del commissario Luigi Calabresi incaricato delle indagini sugli attentatori e ucciso negli anni '70, lì insieme a Licia Pinelli, la vedova dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano dove era trattenuto per accertamenti in seguito all'esplosione della bomba. «Piazza Fontana serva da lezione», chiude il Presidente, e quarant'anni dopo: «Continuate ad operare per recuperare ogni elemento di verità».

Noi pensiamo che: Doverosa sia la giustizia per le vittime delle stragi e del terrorismo. Anche se arriva tardi, anche se non guarisce. La dobbiamo alla loro memoria, che è quella del nostro Paese. Solo così non si dimentica davvero una ferita. Solo così si può dire di essersi impegnati a curarla.



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