Dall'America pro Amanda alla nostra gioventù perduta

Rassegna stampa

di Lavinia Farnese
<p>Dall'America pro Amanda alla nostra gioventù perduta</p>

A poche ore dalla sentenza del delitto di Perugia, che mette dietro le sbarre Amanda Knox colpevole con l'ex fidanzato Raffaele Sollecito dell'omicidio di Meredith Kercher, l'America è scossa. Tanto da indurre il segretario di Stato Hilary Clinton - che racconta di non aver avuto contatti col governo italiano sul processo - a dirsi disposta a incontrare chiunque abbia dei timori su come sia stata gestita la vicenda. C'è infatti chi oltreoceano azzarda una decisione della corte condizionata da «sentimenti anti americani». Nel frattempo, c'è mormorio intorno al racconto vincitore di un concorso letterario per detenuti nel carcere di Capanne a Perugia: Amore mio, la storia in bella penna di un festino di droghe in cui una ragazza finisce ferita. Oltre a ricordare il delitto in questione, è opera di Marie. Che è il secondo nome di Amanda.  

In Grecia, intanto, è l'anniversario della morte del 15enne Alexandros Grigoropiulos, ucciso lo scorso anno in un violento faccia a faccia tra manifestanti e polizia. In 3000 partecipano alla commemorazione, ad Atene e a Salonicco. Che finisce in scontri: sassi, petardi, lacrimogeni, tra i dintorni del Parlamento e l'Università 20 feriti, tra cui il rettore, Christos Kittas, anche, alla testa. Vetrine distrutte, auto bruciate, 80 gli arresti.Tra i dissidenti, anche cinque italiani.

In Italia invece il No B-day lascia uno strascico di opinionismo. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, non si pente dell'assenza del suo partito in piazza: «Non potevamo imbucarci in una manifestazione della rete, un partito deve prendersi un'altra responsabilità: quella di cogliere questa energia e collegarla ad altri mondi e sensibilità, mondi e energie che possono mettere in campo una alternativa».

Silvio Berlusconi, dal suo conto, è intento a sostenere l'azione anti-mafia del suo governo. Gli arresti mafiosi che hanno messo in manette i boss di Cosa Nostra Nicchi e Fidanzati sono importantissimi, dice il premier. Soprattutto ora che il pentito Gaspare Spatuzza ha fatto il nome suo e del senatore Marcello Dell'Utri a processo, pensano in tanti. Mentre il ministro per le riforme Umberto Bossi propone di rivedere la legge sui pentiti, nel covo di Palermo del boss Giovanni Nicchi si trova materiale "di notevole interesse", come i pizzini con gli ordini, che nascondeva nei pacchetti delle sigarette.

Intanto si muore, giovani. A Taurianova (Reggio Calabria). Francesco Inzitari, 18 anni. Scendeva dall'auto, stava per entrare in pizzeria: dieci colpi d'ndrangheta alla nuca, forse una vendetta di cosche contro il padre Pasquale, ex esponente dell'Udc, arrestato nel maggio del 2008 per concorso esterno in associazione mafiosa. A Lodi. Erano in quattro in macchina, avevano vent'anni, correvano verso la discoteca, la tangenziale bagnata, lo schianto contro un palo. A Tivoli. Qui si rischia, di morire. Per amore. Un ragazzo di 18 anni regola i conti della sua gelosia. Con la pistola, cerca di far fuori il suo rivale, poi lo nasconde ferito con l'aiuto di due amici, poi si confida col padre che chiama i Carabinieri, che il giovane lo ritrovano, e lo portano in ospedale, dove ancora lotta. 




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