American revolution: medicare

La rivoluzione di Obama sulle assicurazioni mediche

di Greta Privitera
<p>American revolution: medicare</p>

"Yes we can" colpisce ancora. Il presidente più amato del pianeta, Barack Obama, sta per ottenere l'approvazione al Senato sulla riforma sanitaria da lui tanto voluta. Al centro dell'intesa c'è la controversa "opzione pubblica", cioè l'introduzione di una forma di assicurazione offerta dallo Stato, in concorrenza con le assicurazioni private. L'America è un paese che si regge sul sistema delle compagnie assicurative, gioie e dolori dell'economia USA, e rivoluzionare questo meccanismo da milioni e milioni di dollaroni terrorizza metà del mondo politico, anche democratico, e della popolazione.  Però ieri sera il capogruppo al Senato, Harry Reid, ha annunciato che è stato raggiunto "un ampio accordo" in seno al partito di maggioranza per risolvere la disputa sul ruolo dello Stato. Un punto centrale sarebbe questo: l'estensione del Medicare, un'assistenza sanitaria già oggi gestita dallo Stato e riservata agli ultra-65enni. Il progetto di riforma potrebbe offrire già a partire dall'età di 55 anni la possibilità di aderire al progetto. Il compromesso offrirebbe diversi vantaggi. Il Medicare, pur essendo sotto l'ombrello pubblico, è un sistema flessibile che consente il ricorso a medici e ospedali privati. Potrebbe essere un test iniziale, il primo passo verso un'estensione ad altre categorie di età. Non è però, ancora, quell'opzione pubblica generalizzata, che vorrebbe la sinistra democratica per placare l'iperinflazione dei costi medici e delle tariffe assicurative. Circa 46 milioni di cittadini americani, ora, sono sprovvisti di assicurazione medica. Il fallimento del Sistema Sanitario Americano, nel fornire cure decenti a tutti i cittadini, era ormai chiaro. Circa 45 mila morti l'anno negli Stati Uniti sono dovuti, secondo uno studio dell' Università di Harvard , pubblicato a settembre dall' American Journal of Public Health , alla mancanza di assicurazione sanitaria.

 

Noi pensiamo che: la Nazione più ricca del mondo, nonché prima promotrice dei principi democratici, abbia portato nel sue ventre per troppo tempo questa enorme contraddizione. E', si, arrivato il momento di un grosso cambiamento. Obama, come da abitudine, sta combattendo una battaglia storica. Yes he can.


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