Dal processo breve alla Merkel

Rassegna stampa

di Greta Privitera
<p>Dal processo breve alla Merkel</p>

La Sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ha dato il suo verdetto: il Decreto Legge, proposto dalla maggioranza, sul processo breve è viziato e incostituzionale. Secondo la Commissione il ddl viola più principi costituzionali, a cominciare da quelli dell'obbligatorietà dell'azione penale, del giusto processo e dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Parole dure per il Governo. Filippo Berselli, Presidente della Commissione Giustizia del Senato che ha all'esame il ddl sul processo breve, commenta cosi' il parere della sesta commissione del Csm: 'Prendo atto del parere espresso dalla commissione del Csm, ma vorrei ribadire che le leggi le fa il Parlamento e non l'organo di autogoverno della magistratura''.

Un altro tema caldo agita l'opinione pubblica. La pillola abortiva Ru486 arriva in Italia. Ultima fermata, Roma. Un iter lunghissimo, mai così lungo per un farmaco, si è consumato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera di autorizzazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco. L'atto ora permetterà anche nel Belpaese l'uso di un farmaco utilizzato nel resto del mondo già da 20 anni, solo in ospedale. Nella Patria del cristianesimo questa pillola della controversia ha trovato fortissime resistenze, capitanate dalla componente cattolica parlamentare che ha rallentato il processo di approvazione chiedendo un'indagine approfondita.

Ed è vero quando si dice che "l'orrore non ha limiti". Succede a Taranto. Si scopre un altro abuso su minori tra le mura di casa.  All'età di 14 anni veniva portata da sua madre a casa del nonno paterno perché si prostituisse. Qui l'anziano, di 82 anni, abusava di lei. Per mesi la ragazzina è stata trattata come una prostituta, probabilmente non era consapevole, o almeno non lo era fino in fondo, del ruolo che le era stato assegnato. E così l'anziano trattava direttamente con lei per telefono la natura delle prestazioni e poi pagava il compenso alla madre-maitresse della piccola. La vicenda si è conclusa con entrambi i mostri, madre e nonno, dietro le sbarre.

E per finire, una curiosità dalla Germania. La Merkel si è lasciata scappare un "che merda". La donna tutto di un pezzo si è abbandonata ad un commento poco consono alla sua figura. Tutti i giornali tedeschi, ora stano cercando di capire a cosa si riferisse. A noi,
italiani abituati dai nostri politici a certi linguaggi coloriti, rincuora vedere che, una volta tanto, non siamo i soli a tener banco sui giornali internazionali in fatto di gaffes.


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