DAL MONDO10:52 - 10 dicembre 2009

Obama: nobel in tempo di guerra

A Oslo, viene premiato Obama

di Greta Privitera
<p>Obama: nobel in tempo di guerra</p>

Ancora lui sulla scena. Barack Obama sul palco dei premio Nobel, a Oslo, segue le orme dei grandi uomini che, come dice, sono sempre stati fonte d'ispirazione nella sua vita. Nelson Mandela, Elie Wiesel, Martin Luther King. Tre nomi che pesano, tanto, nella storia della pace mondiale e della lotta alle ingiustizie. E ora c'è lui, che è diventato il nuovo volto del "tutto è possibile", che si è distinto, nella sua campagna elettorale, per le idee di fratellanza e di umanità, di uguaglianza, di rispetto. Ma oggi, più che mai, la posizione di Obama è davvero difficile. Già quando fu annunciata la decisione del comitato norvegese, dal mondo si levò un coro di critiche. "Prematuro" era il giudizio di alcuni. Il premio sembrava un incoraggiamento e un omaggio alle buone intenzioni più che a risultati reali. Ma da allora la sua posizione si è fatta ben più difficile. In effetti l'immagine del presidente "pacifista" ha ricevuto un duro colpo nell'ultima settimana. Qualche giorno fa il Presidente ha annunciato l'invio di altri 30.000 soldati in Afghanistan. E' un leader impegnato in due conflitti, di cui uno in piena escalation, quello che oggi parlerà al mondo di pace. Una contraddizione che
ammette il suo principale consigliere, David Axelrod: "Come conciliare il ruolo di comandante supremo delle forze armate in tempo di guerra, con l'aspirazione a un mondo più pacifico? E' una questione che lui esaminerà nel dettaglio oggi in Norvegia". In altri termini: la guerra in Afghanistan occuperà un posto di primo piano, nei 25 minuti che il comitato Nobel assegna a Obama per la sua conferenza al palazzo municipale di Oslo. E per forza. Nella motivazione ufficiale del comitato c'era questo passaggio: "Il dialogo e il negoziato sono gli strumenti privilegiati per risolvere i conflitti internazionali, anche i più difficili".

Noi pensiamo che: il presidente americano si trovi in mezzo ad una contraddizione enorme. E' difficile essere presidente del paese più ricco e influente del mondo e diventare, anche, un'icona di pace e amore. Speriamo che confermi, con il tempo, la fiducia che oggi Oslo gli darà.


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