Yasmine Chatila, fotografa romantica a New York

Americana, "spia" la vita oltre le finestre

di Lavinia Farnese
<p>Yasmine Chatila, fotografa romantica a New York</p>
PHOTO YASMINE CHATILA -

Lei, è la donna degli Stolen moments. Dei momenti rubati in uno scatto. Dietro i vetri delle finestre. Oltre gli infissi. Amanti che si stringono, a lenzuola ancora calde. Amanti che piangono, a lenzuola solo stropicciate. Una giovane persa. Nei suoi pensieri, e nella sua stanza. Nuda con le pillole. Due uomini che si baciano. Sul davanzale un gatto. Un'anziana che dorme. Una classe di Tai Chi. Il ragazzo solo con la sua chitarra. Eros. Il fumo di una sigaretta. Yasmine Chatila ha 30 anni. È americana, dipinge. E scatta. Ha un appartamento in una buona posizione, a New York. Sistema l'attrezzatura fotografica, al buio.  E si spinge con l'obiettivo fin dentro al palazzo dall'altra parte della strada. Spia. Sì, spia. Pazienta. Aspetta il momento giusto. E scatta, dicevamo. Scatta in bianco e nero. L'effetto è granuloso, da diapositiva.  Permessi no. Non li cerca prima, né li chiede dopo. Piuttosto, un intenso lavoro di post-produzione: la finestra (e la sua vita oltre) di Chinatown in un edificio della City Hall; i contorni sfumati; le espressioni sgranate. Così, il ritratto più intimo e segreto si fa sconosciuto, si fa umanità senza nome e senza volto. La chiamano «la fotografa guardona», oltreoceano. Perché - a porte chiuse - s'insinua tra i chiaro scuri della veneziana senza chiedere. Lei, preferisce definirsi «un'artista con una visione romantica del vivere urbano»: «Era una notte tranquilla di inverno», racconta «e guardando fuori dalla finestra ho potuto vedere un edificio lontano, con le finestre illuminate. Allora, ho potuto scorgere le silhouette delle persone all'interno dei loro appartamenti. M'innamorai dell'idea: dopo mesi di osservazione continua in diverse parti della città, ho raccolto centinaia di fotografie: strane, comiche, spesso inquietanti. Scorci di natura umana non sorvegliata, né cosciente: disinibita». Questo, racconta è il suo love poem per New York. Che a New York è in mostra, nell'Upper East Side, dopo il successo dell'esposizione parigina al Centre Pompidou. Successo - anche - di voci contrariate, di nasi storti, di puristi della privacy violata.

Noi pensiamo che: L'obiettivo nascosto che ci cattura sì, ci rende vulnerabili. E sì, invasione della privacy, questa, potrebbe definirsi. A favor di voyeurismo. Ma l'arte - a soggetti resi irriconoscibili - porta il voyeurismo ad un altro livello. Quello - forse - dell'estetica espressionista. Da ultimo noir.


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