DALLA SOCIETA'15:57 - 15 dicembre 2009

Facebook, le opinioni rubate

Cambiano nome i gruppi per il terremoto in Abruzzo. E diventano pro-premier.

di Lavinia Farnese
<p>Facebook, le opinioni&nbsp;rubate</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Capita che un giorno come tanti che navighi su Facebook, t'iscrivi a un gruppo, che non vuole Facebook a pagamento dal 2010, come si vocifera chissà dove. O a quello che sostiene i poveri terremotati de l'Aquila. E capita poi che a una manciata d'ore dall'aggressione a Silvio Berlusconi a Milano, ti ritrovi iscritto a "Solidarietà per Silvio Berlusconi". Cosa che tu probabilmente, da cittadino civile, avresti anche sottoscritto, ma con un clic deciso da te. Invece, improvvisamente sono cambiati nomi e finalità di gruppi - come quello a sostegno dei terremotati dell'Abruzzo, appunto - che sono diventati pro-premier tout-court. Parliamo di 2 milioni di persone.
In migliaia si sono indignati, sentendosi burattini tirati da fili (virtuali) nelle mani di chissà chi.
Stessa sorte è capitata al gruppo fan del "Made in Italy" (400mila aderenti) che si sono ritrovati "iscritti" loro malgrado al gruppo "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia".
C'è chi grida alla truffa, al complotto, e promette di rivolgersi alla Polizia Postale. Chi punta il dito contro il Pdl sospettando che l'azione parta da lì. E chi imputa la maggiore responsabilità agli amministratori dei gruppi, perché - comunque siano andate le cose - non avrebbero dovuto permettere che ciò accadesse.

Post scriptum: al momento Facebook Italia scrive di aver fatto sparire i gruppi incriminati dal social network. Ma, notiamo, ne resta comunque traccia nelle info del proprio profilo. Una traccia che - pur volendo - non si può cancellare.

Noi pensiamo che: Questo grave episodio ha tutta l'aria di un colpo di Stato virtuale: non è ammissibile che qualcuno si appropri della volontà e delle opinioni dei singoli - ancorché manifestate virtualmente - mettendosi qualsivoglia "cappello". Invitiamo tutti a essere vigili su quanto pubblicato a proprio nome sulla Rete e, se i conti non tornano, segnarlo alla Polizia Postale.


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