Dalla bomba alla Bocconi a una vita selvaggia

Rassegna stampa

di Lavinia Farnese
<p>Dalla bomba alla Bocconi a una vita selvaggia</p>

Un pacco-bomba. Un tubo, riempito da due chili di dinamite, viti e bulloni, che esplode a Milano, in un corridoio dell'Università Bocconi, alle 3 di notte è «un'azione da non sottovalutare», per il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, che certo «avrebbe potuto provocare danni ingenti alle cose», aggiungono gli analisti della Digos. E che è prima di tutto un attentato. Rivendicato. Dalla Fai, la Federazione anarchica informale. Che deposita un volantino nella cassetta della posta della redazione milanese del quotidiano Libero.E così annuncia la propria campagna terroristica contro la politica del governo per l'immigrazione. Sotto il titolo simbolico («Fuoco ai Cie», i centri di identificazione ed espulsione), gli anarchici scrivono: «Chiudete subito i centri di espulsione o inizierà a scorrere il sangue dei padroni». Ecco spiegata la scelta di un luogo come la Bocconi, per aprir le danze: perché è «un avamposto dove si formano i nuovi apparati del capitale, dove si affilano le armi che taglieranno la gola agli sfruttati. Con questa prima azione condividiamo semplicemente i rischi che sorelle e fratelli migranti vivono quotidianamente sulla loro pelle». Poi, ci sono giorno e ora dello scoppio, accompagnate da una frase tratta dalla canzone Il bombarolo di Fabrizio De André: «Chi non terrorizza si ammala di terrore». E per chiudere, sotto la firma, uno "smile" disegnato a penna. La procura di Milano ha aperto un'inchiesta.

E sempre a Milano finisce in manette l'assessore regionale allo sport e al turismo della Lombardia, Piergianni Prosperini, del Pdl. Ci finisce con l'accusa di corruzione e turbativa d'asta nell'ambito di appalti a società che hanno gestito la pubblicità televisiva per la regione Lombardia. Medesimi capi d'imputazione anche per il proprietario di Odeon Tv, Raimondo Lagostena Bassi, figlio di Tina, celebre avvocato per la difesa dei diritti delle donne scomparso nel 2008. Anche lui è stato arrestato dalla Guradia di Finanza nell'ambito della stessa inchiesta, sul marketing del turismo in Lombardia. Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, scagiona Prosperini: «Sono certo che saprà dimostrare la sua estraneità e la sua innocenza, di cui non ho motivo di dubitare», dice. «E confido che la giustizia, a cui va lasciato compiere il suo corso, saprà arrivare a conclusioni certe in un tempo molto rapido».


Intanto, per il premier Silvio Berlusconi, slittano le dimissioni dal San Raffaele dov'è ricoverato da domenica 13 dicembre in seguito all'aggressione in Piazza Duomo. Slittano per «perduranza della sintomatologia dolorosa e quindi da uno stato di sofferenza non sempre controllabile, oltre al perdurare della difficoltà ad alimentarsi spontaneamente», come si legge da bollettino medico letto dal primario e medco di fiducia Alberto Zangrillo. Ma, anche una volta a casa, sarà proibito al Presidente di partecipare ad eventi pubblici per almeno due settiimane. «Si impone un periodo di tutela - ha affermato il suo medico - confermato e indicato da strette ragioni cliniche». E il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, tira un sospiro di sollievo (almeno) per la congiuntura posiiva: «Con l'approssimarsi di Natale e Capodanno - dice - in agenda non ci sono grandi incontri, per fortuna». Perché il governo avrà anche incassato la fiducia sulla Finanziaria ma al suo rientro certo poi lo aspettano questioni irrisolte. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ad esempio, che non ha più peli sulla lingua e in merito allo scontro totale dice «si è superato il livello di guardia», oltre che «Napolitano è una stella polare».

Quella che probabilmente ha seguito per notti e notti Mark Steven Weinberger, 46 anni, medico, ricercato dal 2007 in tutto il mondo per una serie di frodi sanitarie negli Stati Uniti. Lo hanno trovato nascosto in tenda, ai piedi del Monte Bianco, a 2.000 metri di quota. Lo hanno arrestato, nell'alta val Ferret, sopra Courmayeur, i carabinieri che erano sulle sue tracce da alcuni giorni, anche con un elicottero. «Voglio fare una vita selvaggia», gli ha detto quando li ha visti. Come Christopher McCandless, il protagonista di Into the wild. Ma non gli hanno creduto. Così, l'hanno accompagnato in caserma. Lui, quando capisce allora che la sua latitanza era ormai finita, chiede di andare in bagno. E si pianta un coltellino che aveva nascosto nell'ano nel collo. Voleva essere un suicidio, è rimasta una ferita non grave, con una prognosi di 20 giorni.

 


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