DAL MONDO16:45 - 18 dicembre 2009

Accordi difficili a Copenaghen

Ancora difficoltà a Copenaghen per un raggiungere un accordo sul clima

di Greta Privitera
<p>Accordi difficili a Copenaghen</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Copenaghen. Il vertice sul clima che tiene impegnati dal 7 dicembre i capi di stato di 15 Paesi, sta per giungere al termine. Lavorano anche di notte alla ricerca disperata di un accordo che possa essere condiviso da tutti, ma ancora troppe sono le divergenze. L'ultimo rush del negoziato è stato preceduto da un faticoso incontro per cercare un accordo sulle misure da prendere per frenare il riscaldamento del pianeta. In attesa dell'entrata in scena di Barack Obama, arrivato questa mattina, i capi di Stato e di governo si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a negoziare sul serio, anche attraverso svariati colloqui bilaterali che arriveranno al culmine oggi, con gli incontri che il presidente americano avrà con il premier cinese Wen Jiabao, con il presidente russo Dmitri Medvedev e brasiliano Ignacio Lula da Silva. "Gli Stati Uniti continueranno a lottare contro il cambiamento climatico, a prescindere da quello che verrà deciso a Copenaghen. Siamo qui non per parlare ma per agire". Ad assicurarlo è il presidente degli Stati Uniti Barak Obama. Mentre la Cina, dal canto suo, continua ad opporsi ad un sistema internazionale di monitoraggio per le azioni di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, rappresentando un forte ostacolo per i negoziati ha rilevato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, durante una pausa dei lavori del gruppo ristretto dei leader. Sarkozy fa, anche, sapere che "l'Europa è perfettamente unita, l'Africa è sulle nostre posizioni, gli Stati Uniti sono su posizioni vicine alle nostre, bisogna che si sblocchi, ci sono dei punti irrinunciabili. Tra questi, occorre poter verificare gli impegni degli uni e degli altri sul piano ecologico e finanziario", ha aggiunto. Intanto oggi, forse non a caso, è trapelato uno studio shock delle Nazioni Unite, che dice a chiare lettere che se si firmasse un accordo alle condizioni attuali il Pianeta rimarrebbe a rischio catastrofe. Le offerte di riduzione delle emissioni di Co2 sul tavolo dei negoziati, porterebbero ad un aumento medio delle temperature mondiali di tre gradi rispetto all'obiettivo dei 2 gradi. Tradotto: 170 milioni di persone in più soffrirebbero per le inondazioni e 550 milioni in più rischierebbero la fame.

 

Noi pensiamo che: finché ogni Paese porterà sul tavolo i propri interessi economici, un accordo in nome della salute della Terra non si raggiungerà mai. Manca solo qualche ora alla chiusura di questo summit, poi i Grandi del Pianeta prenderanno le loro valige e torneranno alla comodità delle loro case, ma chi muore di fame continuerà a morire di fame? Aumenteranno le vittime di catastrofi naturali? Confidiamo in uno stravolgimento finale dei risultati.


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