DALLA SOCIETA'00:01 - 19 dicembre 2009

L'età (e il DNA) del ballo

Ricerca di un docente britannico sull'arte del danzare

di Lavinia Farnese
<p>L'età (e il DNA) del ballo</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Ballando al buio, in silenzio, cantano gli Stadio. Ma come? Il britannico Peter Lovatt, ex ballerino professionista oggi professore di psicologia cognitiva all'University of Hertfordshire ha preso quasi 14mila persone e le ha fatte danzare, come campione per il suo studio fresco di pubblicazione sulla predisposizione (o meno) alla pista, sui segreti della dimensione «dance confidence». Da cui escono fuori non poche curiosità. Col danzar con stile, c'entrano l'età, il sesso, il DNA. Le donne sono prime in grazia e disinvoltura, gli uomini faticano di più a non far la figura degli imbalsamati. Il gentil sesso si muove poi in tutta sensualità nell'età riproduttiva, dai 16 ai 35, il sesso forte diventa invece forte davvero in mosse e colpi d'anca over 55. Perché? Chiedetelo alla seduzione. Istinto spontaneo e curato, nelle fanciulle, per l'uomo che ha invece capacità procreative più lunghe la voglia di affascinare ritarda, e con lei l'impaccio. Femminilità/mascolinità, dominanza e attrazione viaggiano però, anche col DNA. C'entra cioè anche una ragione evolutiva per cui certe ragazzine sono più disinibite, e certi ragazzini più pali goffi, certe signore in menopausa più sedate, e certi signori in pensione improvvisamente ringalluzziti. Questa, almeno, è la diagnosi del Dr. Dance.

Noi pensiamo che: La ricerca Amore e cinema di Meetic rivela che ancora oggi, tra i film più amati dagli italiani c'è Dirty Dancing, con il compianto Patrick Swayze. Prenda appunti, Dr. Dance. E c'insegni piuttosto come - a prescindere da età, sesso, DNA - arrivare a quei risultati.


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