DALLA SOCIETA'10:28 - 22 dicembre 2009

In crisi si risparmia anche sulla sanità

Gli italiani, racconta il Censis, si trascurano nelle cure

di Lavinia Farnese
<p>In crisi si risparmia anche sulla sanità</p>
PHOTO GETTY IMAGES

In tempo di crisi, un italiano su cinque rinuncia alle cure. Almeno finché sono non urgenti. Rimanda il dentista, se può scegliere non si ricovera, non spende in visite specialistiche. Lo racconta il Censis, che fotografa il rapporto tra italiani e Servizio sanitario nazionale. L'anticipazione dello studio rivela che la stangata economica ha indubbiamente cambiato le scelte degli italiani anche in un ambito - quello della salute - che dovrebbe essere preservato da qualunque dinamica. Ci si trascura soprattutto nelle regioni del Centro (il 21%) e in quelle del Mezzogiorno (il 23,5%). E se si hanno tra i 45 e i 64 anni (24%), se si vive un una grande città (27,2%), e si ha un livello di scolarità basso (31%). Nell'ultimo anno, rileva la ricerca biomedica, il 35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbe certo acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria, e risparmiando file e ticket. Si sale al 40 % se s'indaga tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra le persone senza titolo di studio o con la sola licenza elementare. «Rendere più efficiente la sanità pubblica - spiegano dal Censis - è l'unico modo per risolvere i problemi la crisi alla salute degli italiani. Bisogna tagliare gli sprechi perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità».
E la crisi arriva anche sui banconi delle farmacie. Il 21% degli italiani ha ridotto l'acquisto di farmaci, e - oltre alle prestazioni sanitarie e sempre causa crisi - quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante.

Noi pensiamo che: Sul vestito sì, sulla vacanza anche, sul giocattolo in meno sotto l'albero per i nostri bambini fa niente. Sulla salute però no, non si dovrebbe trattare. Neanche in tempo di crisi.


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