DALLA SOCIETA'12:24 - 22 dicembre 2009

Questo matrimonio s'ha da cancellare?

Un marito cambia sesso, il Comune non ci sta

di Lavinia Farnese
<p>Questo matrimonio s'ha da cancellare?</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Nel 2005, a Bologna si erano sposati, tanto forte era l'amore che la promessa era stata doppia, sigillata con rito religioso e civile. Poi, nella storia di questo matrimonio, uno dei due cambia. Non come succede agli altri matrimoni, non ci sono di mezzo tradimenti, noia, quieto vivere, no. Solo, "lui" diventa "lei", facendo virare quello che era un legame tradizionale, uomo-donna, lui-lei, in un'unione tra persone dello stesso sesso, lei-lei.
E al Comune viene il mal di pancia. Soprattutto gli viene perché all'indomani di una grande abbuffata: ci sono le polemiche tra il presidente della Regione Vasco Errani e l'arcivescovo delle due torri Carlo Caffarra, sull'apertura del welfare emiliano anche «alle altre forme di convivenza»; ci sono coppie e coppie di omosessuali che bussano alla porta del sindaco di Bologna, Flavio Delbono, chiedendo di potersi sposare.
Ma qui la storia è un'altra. E unica: «Siamo la prima coppia di donne regolarmente unita in matrimonio, ma non siamo gay», racconta a la Repubblica lei che era lui, Alessandra Bernaroli, 38 anni, «La transessualità è una patologia clinica ben definita che si distingue dal travestitismo e dall'omosessualità».
Tutto nasce a novembre, quando dopo che il tribunale ha sancito il suo cambio di sesso, Alessandra si mette in fila all'anagrafe, per ottenere la sua carta d'identità nuova, modificata. L'impiegato tentenna, nota che la modifica sul nome finirebbe per intaccare anche quella sul matrimonio, che diventerebbe tout court un matrimonio tra donne. Il documento alla fine viene rilasciato, ma solo dopo l'intervento - nella trattativa - di un'ordinanza del tribunale. Stessa strada (si fa per dire) spianata non la trova però lo stato di famiglia. La cui richiesta viene bloccata dallo sconcerto del Comune, che fa uscire dalle sue stampanti un foglio in cui le due donne risultano separate, pur vivendo sotto lo stesso tetto. Tradotto: abuso d'ufficio e falso materiale. «Il Comune ci ha divise commettendo un abuso d'ufficio, vale a dire un atto privo di giustificazioni giuridiche», si sfoga una risentita signora Bernaroli. «In più commette anche un falso materiale attestando una divisione che, nei fatti, non esiste. Al contrario, noi siamo tuttora unite in matrimonio, non abbiamo intenzione di divorziare e non mi risulta che esista nessuna legge che proibisca le nozze fra persone dello stesso sesso e imponga un divorzio d'ufficio». E le carte - s'immagina - sono, per amore, già in tribunale.

Noi pensiamo che: Ma l'uomo non doveva non separare quel che Dio ha unito? Certo delle volte gli eventi superano la fantasia dei legislatori...


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