DAL WEB19:28 - 30 dicembre 2009

Bari-Roma, il treno senza cuore

Un episodio umiliante sulla tratta Bari-Roma

di Greta Privitera
<p>Bari-Roma, il treno senza cuore</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Si tratta di una storia, una triste storia avvenuta su un treno, un Eusrostar che da Bari  andava a Roma. Un ragazzo senza braccia sale, con fatica, sul vagone e, sempre con grande fatica, dopo essersi liberato con difficili movimenti del collo del borsone che ha a tracolla si siede stremato sul primo posto libero. Arriva il controllore, una giovane ragazza ben curata, e, come di prassi, chiede al giovane il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca tira fuori dal taschino dei soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, 50 euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". La ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante e per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa, con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone cala il silenzio. A quel punto lei avverte che sta andando dal capotreno. Tornano in due. Shulim Vogelmann, lo scrittore che ha mandato una lettera al quotidiano Repubblica in cui racconta il fatto successo, entra in scena e riepiloga la situazione, nella speranza che questi capiscano. Ma invano. Il capotreno, anche lui giovane, stabilisce che se il ragazzo non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. A suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiede Vogelmann al capotreno che con la sua logica burocratica risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatte lo scrittore. Poi arriva la decisione, che sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.
Dopo che Repubblica ha pubblicato la lettera di questa storia arrivano le scuse dalle Ferovie dello Stato. "Quanto descritto nell'articolo pubblicato da la Repubblica oggi merita tutta l'attenzione del Gruppo Ferrovie dello Stato" si legge nel comunicato."Sullo specifico episodio sarà svolta una puntuale ricostruzione per chiarire nei particolari quanto è accaduto. Alla persona diversamente abile coinvolta nell'episodio vanno tutte le nostre scuse per ogni eventuale umiliazione o disagio vissuto". Nel comunicato anche l'invito a tutti i lavoratori delle Ferrovie dello Stato "perché siano scrupolosi e rispettosi verso tutti i clienti e in particolare verso le persone diversamente abili".


Noi pensiamo che:
queste siano storie di tutti i giorni che fanno rimanere a bocca aperta, le regole, la burocrazia dietro la quale si celano zelanti funzionari non possono far dimenticare il buon senso del vivere civile. Ciò che più ci colpisce è il silenzio della gran parte dei passeggeri spettatori di questa umiliazione. A Shulim Vogelmann un grazie per non aver taciuto di fronte al non senso.


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RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

arianna 81 mesi fa

cioè ma si può andare avanti così? k schifo..... e quello è anke scampato alla denuncia..era il minimo k meritava!

MOLLE EWY 81 mesi fa

NON POSSO CREDERE FINO A CHE PUNTO ARRIVA L´INSENSIBILITA´UMANA.CREDO FERMAMENTE CHE LE DUE XSONE VESTITE DA CONTROLLORI(chiamiamole cosi´)MERITINO UNA BELLA SOSPENSIONE,E CHE TRA L´ALTRO VENISSERO MANDATE A FARE TANTISSIME ORE IN UN SERVIZIO CIVILE...PROPRIO TRA ESSERI UMANI CON HANDYKAP,COME QUELLI CHE HA IL RAGAZZO..QUELLI CHE LORO HANNO IGNORATO,SI COMPRASSERO POI UN ENORME PAIO DI OCCHIALI....DA METTERSI SUL CUORE

Angela 81 mesi fa

Ho letto questa notizia sul sito di Repubblica stamane, e sono felice che voi la riportiate. Mi ha schifato questa storia, l'umiliazione di questo ragazzo, l'indifferenza degli altri viaggiatori e la inesistente sensibilità della "controllora", del capotreno, dei poliziotti...Trenitalia offre pessimi servizi e le persone affette da handicap vivono costantemente difficoltà di ogni genere, devono affrontare barriere architettoniche e mentali di tanti ignoranti cha hanno intorno...grazie a chi ha pubblicato questa triste storia, Shulim Vogelmann e a voi. Sarebbe bello denunciare quella arrogante della controllora...

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