DALLA SOCIETA'12:05 - 30 dicembre 2009

Cabine telefoniche, le salviamo?

Telecom nel 2010 ne demolirà 30mila

di Lavinia Farnese
<p>Cabine telefoniche, le salviamo?</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Un tempo, quindici anni fa, quando per la cornetta alle cabine ci si metteva ancora in fila, si collezionavano le schede telefoniche. Faldoni e faldoni di foderine trasparenti che con le tessere dentro si facevano coloratissime: ce n'erano di rare, in edizione limitata, e di comunissime, pluri doppione; di consumate fino all'ultima lira e di intatte. Bene. Oggi che le cabine sono lasciate morire ai bordi delle strade e sui marciapiedi, oggi che bene che gli va sono ricoveri di barboni infreddoliti o d'innamorati in cerca d'intimità, oggi che tutti gli passiamo al fianco incuranti, come si passa incuranti al fianco di un inutile scheletro di ferro, troppo presi dalla conversazione al cellulare che stiamo facendo, ecco oggi che è ancora il 2009 guardatele bene, quelle che già chiamate "le vecchie cabine telefoniche", perché nel 2010 potreste tout court non ritrovarvele.
Per Telecom, infatti, il gioco non vale più la candela, tenerle in vita gli costa "alcune decine di milioni di euro ogni anno", il traffico che generano di contro è irrisorio, e così ne rottama 30mila, delle 130 mila esistenti.  Prima però dovrà chiudere la trattativa col Garante delle Comunicazioni, che - a fronte dei conti di Telecom (il 54% delle cabine viene utilizzato ogni giorno per fare un massimo di tre telefonate; mentre il 27% per un massimo di 2 telefonate) ha le sue ragioni da far valere.
Primo: ci vuole l'adesivo di preavviso. Telecom dovrà cioè informare proprio sulla cabina prossima a esser demolita, del numero gratuito e della email (cabinatelefonicagcom.it) a cui un cittadino, un'assoczione di quartiere o il Comune potranno rivolgersi per chiederne la salvezza.  Così che il Garante, nei successivi due mesi, potrà valutare se quel telefono ha ancora diritto di vivere o meno.
Secondo: le cabine che sopravviveranno, dovranno essere riportate in decenza, e il 50 % di loro permettere di chiamare con le monetine e non più solo con la scheda prepagata, e il 75% dovrà essere accessibile ai disabili. In caso di avaria, poi, dovranno essere riparate entro 15 giorni.
Terzo: i telefoni pubblici vicini a ospedali, Asl, carceri, caserme, rifugi di montagna, scuole non si toccano. Rischiano invece quellli posizionati negli uffici, nei centri commerciali, nei luoghi di culto. Patti chiari, insomma, amicizia lunga. E i consumatori, anche, intanto si muovono. Parte dei soldi che Telecom sborsa per le cabine, arrivano dallo Stato come assegno di sostegno pubblico al servizio, dicono.
Insomma, doveva essere un funerale. Ma, se ci si impegna, potrebbe trasformarsi in una rinascita.
 
Noi pensiamo che
: Un buon compromesso tra nostalgia e naturale decorso tecnologico, sia lasciare in vita solo quelle utili e quelle storiche. Una curiosità: la prima, di cabina, fu installata nel febbraio del 1952, in piazza San Babila a Milano.


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