DAL WEB11:53 - 03 gennaio 2010

Palermo, torna il Capitano Ultimo

Sergio De Caprio torna nella città in cui ha arrestato Totò Riina

di Lavinia Farnese
<p>Palermo, torna il Capitano Ultimo</p>
PHOTO GETTY IMAGES
Prima domenica del 2010. Mentre esplode una bomba al tribunale di Reggio Calabria, dov'ha sede la Procura Generale (un ordigno ad alto potenziale costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas, che non fa vittime, non uccide nessun passante, fa danni solo al portone, e paura) arriva la notizia che Sergio De Caprio, ex capitano Ultimo, ora colonnello dei carabinieri (sì, quello che nella fiction ha il volto e il giubetto in pelle e la pistola impugnata di Raoul Bova, quello che vive mimetizzato da quando Cosa nostra lo ha condannato a morte, il 15 gennaio di 17 anni fa, quando catturò Salvatore Riina), tornerà a Palermo, e con la sua squadra. E lo farà proprio il 15 gennaio prossimo, per la Festa della legalità, una festa pubblica con musica e parole, anniversario di quel dì, quando grazie a lui si compì la prima vittoria dello Stato contro Cosa Nostra, sette mesi dopo i boati di Capaci e poi di via D'Amelio.
 
Era, appunto, il 15 gennaio 1993. Lui, coi suoi nove uomini della Crimor, dopo 200 giorni d'indagini, e notti di presidi, fotografò, intercettò e bloccò l'auto su cui viaggiava Totò Riina. Nel traffico caotico di Palermo gli spalancò la portiera, lo tirò fuori, sull'asfalto a faccia in giù gli disse: "Carabinieri. Lei è in arresto" e gli mise così le manette ai polsi, dopo 23 anni, 6 mesi e 8 giorni di latitanza.
 
Però, subito dopo non si stappano spumanti. Parte un altro processo. Quello al suo, di carico. Per favoreggiamento di Cosa nostra, per la mancata perquisizione del covo di Riina. Nessuna stretta di mano, per Ultimo. Piuttosto qualche dito puntato contro. La sua squadra, viene smantellata: chi viene mandato a Pinerolo, chi in una stazione di Asti, chi si dimette, chi viene impegnato in altri nuclei operativi.
 
Ultimo verrà assolto, poi, con formula piena. Ma a lui fa male ancora. "Combattere tutta la vita la mafia e finire sotto processo accusato di averla favorita è un destino che non avevo previsto", confessa a la Repubblica, "Ho vissuto sospeso su un filo a mille metri d'altezza. Senza rete, senza sonno". Senza rete, senza sonno.
 
L'incubo (sembra) essere finito. Ci sarà il pianoforte di Gigi D'Alessio, a Palermo, il 15 gennaio. E la chitarra di Cristiano De André. E una raccolta fondi. Così, si ringrazieranno quei servitori dello Stato, quelli che ogni giorno "danno la vita, e qualche volta il sangue", quelli che "non hanno mai fatto trattative con la mafia, perché con la mafia non si tratta, ma si accerchia, si isola e si distrugge".
 
Noi pensiamo che: Non possiamo dimenticare, gli uomini che hanno combattuto e combattono invisibili contro quella mafia che gira con la lupara, macina soldi, domina appalti, commissiona talpe, non perdona chi vuole sconfiggerla, fa saltare in aria chi prova a mettergli i bastoni tra le ruote. Per non dimenticare, però, bisogna che la memoria resti viva. E si tramandi. Di uomo in ragazzo, di padre in figlio. Bisogna che chi ha vissuto profondamente il dolore di una perdita ingiusta, trovi forza e coraggio per condividerlo quanto più possibile con racconti e proposte in uno spazio comune: una festa, sì, della legalità. Per non dimenticare, appuntamento dunque a Palermo, il 15 gennaio.

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