DALLA SOCIETA'16:56 - 05 gennaio 2010

Gioconda, capolavoro dal colesterolo alto

Un medico fa le diagnosi ai soggetti dei quadri

di Lavinia Farnese
<p>Gioconda, capolavoro dal colesterolo alto</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Fidatevi: la Gioconda non aveva solo il sorriso enigmatico, aveva anche il colesterolo alto. Lo vede Vito Franco, anatomopatologo e docente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Palermo, che ai pazienti in carne e ossa ha affiancato anche i soggetti ritratti in secoli di quadri, diagnosticando loro piccoli acciacchi segreti, preoccupanti malattie incurabili. E così, si scopre che Monna Lisa, appunto, aveva uno xantelasma nell'incavo dell'occhio sinistro, cioè un accumulo di adipe sottocutaneo, e un brutto lipoma a ingrossarle la mano. E che la Madonna del Parto di Piero della Francesca non è solo incinta, ma ha anche un grosso gozzo sul suo collo: era una malattia diffusa, tra i contadini del Medioevo, che erano soliti bere l'acqua piovana, nelle cisterne. E quel giovane di Botticelli che ha un'eleganza quasi femminea, soffre di aracnodattilia: troppo lunghe e sottili sono le sue dita. «Alcune patologie sono evidenti, altre si desumono da riscontri storici», ci racconta Franco, tra i pionieri dell'iconodiagnostica in Italia, che in due anni ha passato in rassegna, andandole a visitare dal vivo, oltre 200 opere, dalle sculture egizie ai dipinti contemporanei e nella sua ricerca li ha divisi in categorie, per tipo di malanno: dai disturbi osteo-articolari alle patologie neurologiche. Non mancano le disfunzioni sessuali. A volte, sono gli autori stessi a innestare il contagio nell'opera. Succede in Vincent Van Gogh, in Frida Kahlo, in Toulouse Lautrec. Picasso ad esempio dipinge un uomo con sei dita, e forse non è solo cubismo. Come Chagall, che lo fa in un autoritratto, e di dita se ne mette sette. «Nella Scuola di Atene, il dipinto celeberrimo di Raffaello dei Musei Vaticani, il malato è Michelangelo, ritratto in basso a sinistra, seduto sulle scale, curvo, con le ginocchia gonfie e tumefatte. D'altronde lui per mesi e mesi si nutrì solo di pane e vino, lavorando giorno e notte al suo capolavoro, la Cappella Sistina», continua Franco.
Queste bizzarre diagnosi non possono ovviamente interrogare il paziente, né essere aiutate da analisi del sangue o Tac, né da una battuta alle spalle. E capita anche che quindi sugli esiti ci si azzuffi. Com'è successo per l'Amorino dormiente di Caravaggio. «Noi medici non eravamo concordi: chi pensava avesse l'artrite reumatoide giovanile, chi invece escludeva l'ipotesi, in favore del rachitismo. Ma è una disputa scientifica che non fa male a nessuno, pura e ludica disquisizione accademica». Certo: qui, per un errore diagnostico, non ci sono conseguenze irreparabili.

Noi pensiamo che: non dovremmo lamentarci più per i piccoli malanni, ora che sappiamo che anche i capolavori hanno l'artrite, la scoliosi e i calcoli. Sarebbe bello però funzionasse come ne Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, dov'era solo il quadro a invecchiare male, mentre Dorian restava in salute.


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RISULTATI
giulia 83 mesi fa

Articolo interessante e ben scritto. Complimenti a Vito Franco per la fantasia applicata al mestiere e alla Farnese per la penna che qui, pur scorrendo leggera, fa ottima presa sul lettore.

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