Akhmedova, la fotografa che fa paura

 

Perseguitata dalla polizia russa, ha scattato dove non doveva

di Lavinia Farnese
<p>Akhmedova, la fotografa che fa paura</p>

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Braccata e perseguitata dalle truppe speciali russe. Come una terrorista, una latitante, un soggetto pericoloso. Umida Akhmedova ha 54 anni, è una fotografa, una reporter. È nata e cresciuta nell'ex repubblica socialista sovietica dell'Uzbekistan. È ricercata, dalla polizia del suo Paese. Rischia dai sei mesi di carcere ai due anni di "lavoro rieducativo", lo chiamano, e non si sa bene cosa sia. L'accusa: ha offeso il suo popolo, col suo lavoro. Perché ha scattato troppo, soprattutto ha scattato dove non avrebbe dovuto, dove avrebbe dovuto chiudere l'obiettivo, figuriamoci lo zoom, oltre che un occhio. E invece no: Umida ha scattato anche lì. E ha pubblicato all'estero un reportage: un libro scomodo, e una collezione di documentari che si dichiaravano opere etnografiche e invece erano di più: erano la verità in un Paese che se la teneva per sé, e fuori davvero non avrebbe voluto fosse raccontata. Donne e uomini dall'alba al tramonto e L'onere della verginità (curati dall'ambasciata svizzera in Uzbekistan) raccolgono usi e costumi di un popolo: dai funerali in paese, tutti mani giunte attorno a un cumulo di terra senza lapide, alle nozze in una campagna di povertà e piedi nudi, dalle prostitute ai bordi delle strade della capitale Taskhent, ai poverissimi contadini della valle di Fergana, agli anziani soli e malconci di Samarcanda, con la barba incolta, gli occhi che non ci credono più, nel cambiamento. Insomma: nude le miserie dimenticate di quella che fu la civiltà persiana, e che ora sembra precipitata in un buio oltre passato, fermo all'era sovietica.
Bene. Le sue opere erano documenti storici, e poesia, che lavava i panni sporchi fuori di casa, e per questo non è piaciuta al regime, all'Agenzia per la Stampa e l'Informazione Uzbeka, un organismo che porta sulle spalle (e nei provvedimenti) strascichi della cultura sovietica a-liberale.
Con l'anno nuovo, Umida ha scelto d'allontanarsi da casa, di mettersi in viaggio ignoto: troppe, erano diventate le convocazioni della polizia negli ultimi mesi, dichiarata, ormai, l'incriminazione. Fugge da sorte certa. Nel suo, di caso, certo meglio la strada nuova che la vecchia. Nella vecchia, che sa quel che trova.

Noi pensiamo che: quella di Umida Akhmedova è una storia solo accennata sui media occidentali, mentre i blog russi sono forse più coraggiosi: assieme a qualche associazione per la difesa dei diritti umani, supportano il suo diritto alla libera espressione. Questa storia somiglia tanto a quella di Anna Politkovskaja. Non nella fine, ci auguriamo. Ed è comunque una vergogna.

 


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che VERGOGNA quando leggiamo queste notizie siamo felici di vivere in Italia, v'abbiamo detto tutto!!!

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