DAL MONDO19:38 - 09 gennaio 2010

Portogallo, sì alle nozze gay

Lisbona legalizza le unioni omosessuali

di Lavinia Farnese
<p>Portogallo, sì alle nozze gay</p>

Sposarsi solo perché ci si ama, a prescindere, e non solo perché ci si ama, e si è un uomo e una donna. Il Portogallo dice il suo primo sì alle nozze che si compiano seguendo la legge dell'amore, e fa niente se si viola quella consolidata dei sessi diversi. I gay potranno scambiarsi la fede, come già succede in misure diverse in altri Paesi d'Europa, il Belgio, la Svezia, la Norvegia, la Spagna, la Germania, la Gran Bretagna, la Francia, l'Olanda, ma anche in Canada e in alcuni Stati degli Usa. L'ha deciso il Parlamento portoghese, che ha risposto con un applauso (di sinistra, soprattutto) alla proposta del governo socialista di legalizzare l'unione tra omosessuali. Non se la sono sentita, invece, di permettere loro l'adozione di bambini. Per il primo ministro Jose Socrates è comunque «un momento storico» per il Portogallo che da anni «combatte contro la discriminazione e l'ingiustizia sociale nella società». E in cui - aggiungiamo noi - una legge già riconosce dal 2001 le unioni di fatto, indipendentemente dal sesso degli amanti. La legge, attende ora solo di essere ratificata dal presidente della Repubblica. Ma è un passaggio che non preoccupa. Perché lui, è vero, è il temibile conservatore cattolico di destra Anibal Cavaco Silva, e dispone di un diritto di veto sul testo. Ma è solletico: il suo diritto di veto è solo formale, superabile com'è da un successivo voto parlamentare, e il disegno è stato approvato coi voti di tutti i partiti della maggioranza di sinistra, e il Parlamento è sembrato convinto, tranne qualche comprensibile divergenza: il partito social-democratico da una parte, che propone la creazione di un'unione civile registrata (equivale a dire stessi diritti per sposi omosessuali e eterosessuali) e l'opposizione di destra che già pensa invece a un referendum abrogativo. Intanto, i tanti gay che si erano radunati in piazza del Parlamento in attesa del verdetto si godono la festa. Stappano spumante, si baciano, tagliano torte nuziali. Invero, in caso anche di ratifica presidenziale, dovranno aspettare aprile per le celebrazioni reali. Solo un mese dopo, a giugno, è attesa la visita di Benedetto XVI. Un bel colpo comunque, insomma, per un Paese che, ricorda il suo premier, «fino al 1982 viveva nella situazione assurda e ributtante di considerare l'omosessualità un reato perseguito per legge».

Noi pensiamo che: se il cattolicissimo Portogallo ha abbandonato i pregiudizi, c'è speranza anche per noi, Paese (dicono) laico, col Vaticano per cuore.


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RISULTATI
marta 80 mesi fa

sentirsi vivi, non di rado, è sentirsi liberi di.. e liberi al di sopra delle cose è seguire gli invisibili fili d'oro del cuore

alessandra 80 mesi fa

sono perfettament e d'accordo con il Portogallo.....che si compiano le nozze seguendo la regola dell'amore e fa niente se si viola quella consolidata dei sessi diversi

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