DAL WEB17:44 - 11 gennaio 2010

Mediaset, primo sciopero

Il primo sciopero dei lavoratori mediaset

di Greta Privitera
<p>Mediaset, primo sciopero</p>

Secondo giorno dello sciopero nazionale dei dipendenti Mediaset. Primo della storia dell'azienda del premier Silvio Berlusconi. La scintilla che ha fatto scoppiare la protesta è un fax mandato alla vigilia dell'Epifania ai sindacati, in cui si annunciava l'appalto esterno del settore Sartoria, Trucco e Acconciatura, il famoso "trucco e parrucco", 56 dipendenti tra Milano e Roma. Un colpo improvviso per gli interessati, anzi per le interessate, visto che sono quasi tutte donne, la cessione a un'altra società viene vista un po' come l'anticamera del licenziamento, o comunque come la minaccia di un futuro incerto. «Così diventiamo tutte precarie -spiega una delle truccatrici romane- Siamo tutte donne sopra i 40 anni. Una di noi questa mattina si è messa a piangere, appena ha saputo».
La preoccupazione si è diffusa in tutta l'azienda. Un po' tutto il modello Mediaset è cambiato negli ultimi anni, e il timore dei dipendenti - tecnici, cameraman, produzione - è che questa scelta sia solo l'inizio. Trucco e acconciatura saranno ceduti alla Pragma service srl, perché, ha spiegato l'azienda, «detti servizi non rappresentano una attività caratteristica del processo produttivo televisivo». «Ma a questo punto - si chiede Roberto Crescentini, delegato Fistel Cisl - cosa sarà più definibile come "servizio caratteristico"? Potrà capitare lo stesso alla produzione, al montaggio, ai cameraman». E segnali che non si punti più sugli interni, ma che si preferisca affidarsi a service appaltati o a semplici precari sottocosto, arrivano ormai da tempo.
Un presidio di oltre 100 lavoratori si è svolto a Cologno Monzese e, davanti alla sede romana, uno sciopero dei lavoratori di Videotime. È quanto rende noto Paolo Casamassima, delegato dello Slai Cobas, il sindacato di base che ha condiviso la protesta con le altre organizzazioni, Sistel-Cisl, Uilcom-Uil e Flc-Cgil. Nel corso dell'edizione delle 13 del Tg5 è stato letto un comunicato di solidarietà da parte del Comitato di redazione della testata ai lavoratori in sciopero. Il Cdr del Tg5 condivide «il timore espresso dai colleghi di Videotime-Mediaset che il progetto di cessione di questo ramo d'azienda possa essere l'inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto, che nell'ambito delle più generali trasformazioni dei settore televisivo, potrebbe coinvolgere altri settori, sedi o attività del gruppo Mediaset nel suo complesso». Da parte sua l'azienda, in un altro comunicato letto sempre in diretta, «rassicura i dipendenti» spiegando che l'operazione «non avrà alcun effetto sull'occupazione o sulla condizione retributiva» dei lavoratori coinvolti che, assicura Mediaset, avranno «posto di lavoro assicurato». La polemica poi si sposta sul fronte politico dove dal Pd il senatore Vincenzo Vita sottolinea che «fa specie che proprio una dirigente sindacale come Renata Polverini, candidata alla Regione Lazio, abbia rilasciato una lunga intervista al Tg5 nel giorno dello sciopero dei lavoratori del gruppo». Per il senatore «forse distratta, forse disattenta, certo la Polverini poteva evitare una simile e sgradevole gaffe». Per Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei valori «lo sciopero di oggi, pur riguardando per Mediaset un numero limitato di persone, un sintomo che segnala, anche per l'azienda di Berlusconi, una nuova fase di destrutturazione attraverso processi di esternalizzazione». Nota: in tutto questo Silvio Berlusconi non ha fatto cenno allo sciopero e a una possibile risoluzione.

Noi pensiamo che: Berlusconi parla di tutto. Perché non dello sciopero nella sua azienda?


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

selma 80 mesi fa

come ha fatto Emilio Fede ad andare in onda? :P

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).