DALLA SOCIETA'19:26 - 13 gennaio 2010

Colombari:«Haiti mi chiama»

Intervista a Martina Colombari sul terremoto di Haiti

di Greta Privitera
<p>Colombari:«Haiti mi chiama»</p>

È sconvolta, Martina Colombari, alla notizia del devastante terremoto che ieri sera ha colpito Haiti. «Terremoto ad Haiti. Distrutta la città». Questo è l'sms, mandato da una sua amica volontaria a Port du Prince, che a mezzanotte l'ha svegliata e messa al corrente dei fatti.
Due anni fa durante una cena di charity, Martina viene a conoscenza della Fondazione Rava, un'associazione cristiana  che da più di 15 anni offre cibo, alloggio, indumenti, cure sanitarie e istruzione alla popolazione haitiana. E, lei,  stanca di fare beneficenza «con i vestiti da sera», decide di provarci, e andare. Seguirli. E mettersi alla prova. A gennaio del 2008 parte alla volta di Port du Prince. Un'esperienza che la colpisce nel profondo. Incontra i bambini degli slums, i quartieri più degradati della capitale di Haiti, i piccoli pazienti dell'ospedale pediatrico Saint Damien, i 600 bambini accolti nella casa orfanotrofio di Kenscoff, e visita il cantiere della Casa dei Piccoli Angeli, il Centro di Riabilitazione per bambini con handicap fisici e psichici.
Da quel viaggio decide poi di farne altri, di tornare da quei bambini, e diventare volontaria attiva dell'associazione, portando ogni anno il suo contributo. Con le sue braccia. Jeans e scarpe da tennis. Nessun vestito da sera ad Haiti.
L'ultima visita a Port du Prince risale a dicembre dello scorso anno, il 23 è rientrata in Italia per festeggiare il Natale con la sua famiglia. Neanche un mese fa.

Martina, quando ieri ha ricevuto la notizia qual è stata la prima sensazione che ha provato?
«È la fine. Questo ho pensato. In un Paese dove un bimbo su tre non arriva ai 5 anni, dove un uomo vive con meno di un dollaro al giorno, l'ultima cosa che ci voleva è una catastrofe naturale. È un paese devastato dalla povertà, dalla fame, dall'analfabetismo. Nell'immaginario di molti occidentali Haiti è una città "da vacanze", vicina a Miami, a poche centinaia di kilometri dalla Repubblica Domenicana. Ma è tutto tranne che questo. Haiti è slums, è elemosina,  è dolore».

È  riuscita a mettersi in contatto con i suoi amici e colleghi volontari dell'Associazione Rava?
«Ho ricevuto solo email. Non c'è corrente elettrica, ma siamo riusciti a comunicare in qualche modo. Ho saputo che l'ospedale San Demien, unico ospedale pediatrico dell'isola, è stato gravemente danneggiato dal sisma ma i bambini sono stati tutti messi in salvo e alloggiati di fronte a questo. Tutti i volontari stanno bene e già tutti al lavoro per scavare nelle macerie. Il fondatore dell'associazione, Padre Rick, sacerdote e medico, ieri si trovava a New York e appena ha potuto ha preso un aereo per Haiti».

E dall'Italia? Come si sta muovendo l'associazione?
«Domani parte un volo con medici e volontari della Fondazione Rava pronti ad aiutare le vittime del terremoto . Pronti a rimboccarsi le maniche e ricostruire dal distrutto. Ad Haiti, in questo momento più che mai, servono soldi, medicinali, volontari. Manca l'acqua potabile e i beni di prima necessità. Gli italiani potrebbero contribuire facendo delle donazioni con carta di credito sul sito della fondazione all'indirizzo www.nphitalia.org. Anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, sembra interessata ad aiutarci, visto che Haiti è uno degli argomenti fondamentali dell'expo 2015 del capoluogo lombardo. Più persone siamo meglio è».

Ora, che pensa di fare? Riandrà?
«Voglio tornare. Sento che devo fare qualcosa. Hanno bisogno anche di me».

 

(Queste le parole di Martina Colombari a caldo, qualche ora dopo i dati devastanti del terremoto di Haiti. Sul prossimo numero di Vanity Fair, in uscita il 20 gennaio, la Colombari lancia un appello ai lettori per raccogliere fondi a favore dei terremotati)


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RISULTATI

mi spiace sentire nelle parole di Sara tutta questa amarezza...... e questa sua superficialità. Stiamo parlando di sofferenza infantile, di bambini che lottano per non morire , 1 bambino su 3 non arriva a cinque anni di vita . io ad haiti ci sono stata piu volte , ora è un inferno e proprio per questo tornerò giu fra una decina di giorni . perchè bisogna aiutarli a salvarsi. E io sarò là ,in prima linea , con i miei orecchini, occhiali da sole e look da star , entrerò in una cella frigorifera , che loro dicono obitorio ,con guanti e mascherina, e inizierò a sollevare dai ripiani corpicini senza vita e li poserò in bare di cartone

Aria 80 mesi fa

Potete dire a Martina che grazie a lei e all'articolo pubblicato su Vanityt un paio di settimana fa, oggi ho adottato a distanza uno dei bimbi di Nhp? Erano nei miei pensieri da quando ho letto la sua testimonianza e dopo quanto è accaduto, non ho potuto fare a meno di aderire all'iniziativa. Brava Martina e grazie.

sara 80 mesi fa

Già sarebbe bello ma non è proprio così... è vero la Colombari aiuta la Fondazione Rava ma io l'ho vista con i miei occhi e vi assicuro he dà fastidio vedere una persona che per 3 giorni di volontariato si cambia 4 volte d'abito, ogni giorno un paio di orecchini diversi (pure vistosi...) ma io dico sono necessari gli orecchini mentre fai volontariato??? Per non parlare di 3.. e dico 3 cambi di occhiali da sole per 3 giorni... SCANDALOSA... Avete mai visto una star del calibro di Angelina Jolie in Africa? Beh quella è classe... un abitino semplice e basta!!!!

mararara 80 mesi fa

Non sapevo che la Colombari fosse impegnata in prima linea. Ho un amico che è appena partito come volontario per Haiti. Tragedie di questo tipo lasciano senza parole, ma spero solo che la comunità internazionale faccia il suo dovere. Spesso dopo qualche settimana la vita va avanti e ci si dimentica del dolore degli altri. Che i media lo ricordino.

molly 80 mesi fa

Finalmente qualcche vip che non presta solo la faccia ma anche le braccia!

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