DAL WEB15:37 - 13 gennaio 2010

Fiat di Termini, sciopero per la chiusura

Sciopero operai Fiat

di Greta Privitera
<p>Fiat di Termini, sciopero per la chiusura</p>

Ennesimo sciopero degli operai della Fiat a Termini Imerese, oggi si protesta contro la decisione della casa automobilistica di non produrre più auto in Sicilia a partire dal 2012. Più di 1.350 persone che rischiano di perdere il lavoro. Termini Imerese, con il suo stabilimento alle porte di Palermo, è da un po' di tempo nell'occhio del ciclone da parte della Casa madre perché ritenuto poco strategico per continuare la produzione del marchio italiano, vista l'endemica mancanza di infrastrutture che leghino il Sud d'Italia con il resto della penisola. E chi ne fa le spese sono i lavoratori. Così il sindacato Fiom torna in piazza e fa sapere che l'adesione è totale. Le tute blu, a bordo di sei pullman, hanno raggiunto Palermo per un presidio davanti Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana, che oggi pomeriggio si riunirà in seduta straordinaria proprio per affrontare il caso Fiat.
«I soldi pubblici non sono caramelle. Lombardo, presidente della regione Sicilia, chieda a Scajola, ministro del dello Sviluppo Economico, di mettere l'amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, spalle al muro. Il presidente della Regione decida da che parte stare: con i lavoratori, che in queste ore stanno scioperando e a cui va tutta la solidarietà, oppure con chi li abbandona al suo destino». È quanto afferma in una nota Riccardo Messina, segretario del PdCI-Federazione della sinistra di Palermo. «Se muore Termini Imerese muore una certezza che dà lavoro a migliaia di persone e si spegne una speranza, quella di tante famiglie monoreddito che non reggerebbero l'urto della disoccupazione e dell'impoverimento sociale - conclude Messina - Il presidente della Regione è titolato ad intervenire: da lui servono fatti e non parole». Sergio Marchionne ribadisce dagli Stati Uniti, a Detroit: sulla chiusura di Termini Imerese non si torna indietro. «L'ho detto il 18 giugno, l'ho ripetuto a Palazzo Chigi prima di Natale, l'ho ripetuto ieri. Nel messaggio non è cambiato niente», dice in una delle poche pause nella raffica di interviste concesse ieri ai media americani. «Ormai, in questo mercato, parlare di riabilitare lo stabilimento di Termini Imerese è da pazzi». Alla situazione, secondo Marchionne, non si può porre rimedio neppure con interventi strutturali. «Mi hanno accusato di aver fatto una battuta crudele sul fatto di dover spostare la Sicilia vicino alla Lombardia - dice -, ma da un punto di vista logistico, non posso fare assolutamente niente. Attualmente noi spediamo dei pezzi in Sicilia, li montiamo e poi li ricacciamo fuori. L'unico a guadagnarci è il sistema di logistica attorno allo stabilimento. Badate: ciò non ha niente a che fare con la qualità dei lavoratori; la fabbrica è nel posto sbagliato».

Noi pensiamo che: speriamo in una riconversione della fabbrica, almeno.


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