DAL WEB18:03 - 13 gennaio 2010

Haiti, testimonianze italiane

Il terremoto delle scorse ore ad Haiti ha distrutto la città

di Greta Privitera
<p>Haiti, testimonianze italiane</p>

Tremava ieri la terra ad Haiti. Tremava e uccideva.  Erano le 23 italiane quando il terremoto ha iniziato il suo ballo omicida nell'isola caraibica, e come una furia ha raso al suolo la capitale, Port-au-Prince. Quattro fortissime scosse sismiche, la più forte di 7.0-7.3 gradi Richter, hanno seminato morte e distruzione in uno dei Paesi più poveri del mondo, e Port-au-Prince, città di due milioni di abitanti, si è trasformata in un cumulo di rovine. Il bilancio delle vittime è pesantissimo: migliaia di persone hanno perso la vita o risultano disperse. L'ipocentro delle scosse è stato localizzato ad appena 10 km di profondità. Ravvicinati gli epicentri, tutti in terraferma e nelle vicinanze della capitale: a 15 km a sud-ovest la prima, a 25 km a ovest-sud-ovest la seconda e la terza, a 30 km a sud ovest. Sono crollati numerosi edifici pubblici, compresi il palazzo presidenziale e la sede locale delle Nazioni Unite: «Il cielo di Port-au-Prince, subito dopo il terremoto, è diventato una nuvola di polvere grigia», ha detto Henry Bahn, un funzionario degli Stati Uniti in missione nella capitale. Per tutta la notte s'è scavato a mani nude, al buio, perché non esiste più corrente elettrica. Le comunicazioni telefoniche sono saltate, e sembra l'inferno. Dei quattro ospedali di Port-au-Prince, tre sono crollati e il quarto non riceve più feriti perché intasato, e  in città sono pure già comparsi gli sciacalli pronti a saccheggiare. E la terra continua a tremare: si sono contate 33 scosse in 10 ore, l'ultima delle quali stamane, quando in Italia erano le 8,23. Gli italiani presenti a Haiti sono circa 190 e al momento non si ha notizia che alcuno di loro sia rimasto coinvolto nel terremoto che ha devastato il Paese. Lo ha riferito il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano. «Al momento non risultano connazionali coinvolti ma la mancanza di informazioni non vuol dire che non ce ne siano». La famiglia Brescianini di Paderno Dugnano, un paesino in provincia di Milano, è stata sveglia tutta la notte aspettando notizie dello zio missionario, Don Mauro Brescianini, in missione ad Haiti dal 2007. «Sono state ore lunghissime» dice Rachele, la nipote. «Mio zio lavora per una missione a Port de Paix a nord dell'isola, con Don Giuseppe Noli, un altro missionario italiano. Finalmente, tramite il sito Internet del Messaggero, abbiamo saputo che stanno bene e che durante le scosse più forti si trovavano in macchina in direzione di Mare Rouge, una città dell'isola. Il Tg 5 delle 13.00 ha mostrato la sua foto, e ora possiamo tirare un sospiro di sollievo anche se siamo vicini a tutti quelli che stanno ancora aspettando notizie sui loro cari. Della sua missione rimane dispersa Suor Madda Boschetti».
Secondo le stime dell'organizzazione umanitaria Save The Children sarebbero circa un milione e 800 mila le persone colpite dal terremoto. L'energia elettrica continua a mancare e le comunicazioni rimangono difficili.

 

Noi pensiamo che: è una catastrofe che ci riporta all'Aquila e ai suoi terremotati. Con tutta la nostra solidarietà mentale.


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RISULTATI
mararara 83 mesi fa

Io credo non si tratti di 2012 ma solo di vita. quella dura. quella che da sempre è esistita. fa male però.

anna 83 mesi fa

CHE SI STIA AVVICINANDO LA FINE DEL MONDO PREVISTA PER IL 2012? SONO ADDOLORATA PER TUTTI QUEI BIMBI CHE HANNO PERSO LA VITA E PER QUELLI CHE SONO SOPRAVVISSUTI AI LORO GENITORI.

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