Gaetanina di Paolo, madre contratto

La donna di oggi

di Lavinia Farnese
<p>Gaetanina di Paolo, madre contratto</p>

È mamma di cinque figli, Gaetanina di Paolo, 49 anni, e il più piccolo di 9 anni è affetto da celiachia. Gaetanina fa l'operaia "generica" e "a termine" alla Desmon di Nusco, una fabbrica che monta in catena frigoriferi in quella zona industriale d'Avellino che è tutta un fumo di fabbrica sbuffato dalle ciminiere. Dal marzo 2004 al marzo 2008, almeno, a forza di contratti a morsi e bocconi, dieci in tutto, di pochi mesi e spezzati da pause senza soldi e poche speranze. Contratti che vengono giudicati illegali -come poi il suo licenziamento- dal giudice del lavoro, che dispone quindi la sua assunzione legittima. E a tempo indeterminato. Reintegrata, però, l'azienda decide di distaccarla: in India. Le scrive una lettera che la vuole in volo per New Delhi, senza alcuna indennità di trasferimento, senza alcun tipo di rimborso, e uno stipendio che resta di 1100 euro. Dal 1° febbraio 2010 al 31 gennaio 2011. Prendere o lasciare. Lei, però, non prende, né lascia, semplicemente, ancora una volta, non ci sta. Ripartono le battaglie sindacali. Intanto che le associazioni in difesa dei lavoratori affinano le armi contro quella che chiamano una vera vergogna, il caso fa saltare una testa: quella della titolare dell'impresa, Federica Vozzella, dalla vicepresidenza dall'Unione degli Industriali di Avellino. Gaetanina si appella allora al tribunale. È una da ricorso, lei, e d'urgenza, anche. Che il giudice del lavoro accoglie. Risultato? Revoca del distacco di un anno in India. Ma i guai non sono finiti. E vittoria non si può cantare. Perché l'azienda non ha ritirato l'impugnazione della sentenza di primo grado, che aveva disposto l'assunzione della donna. Quindi, se due più due non è un'opinione, Gaetanina potrebbe ancora perdere il proprio posto di lavoro, se la sentenza di secondo grado non le sarà ancora una volta favorevole. Chissà perché tanto accanimento su di lei che -non ci crederete- ha più fiducia che rancore: «Se mi verrà data la possibilità di tornare al lavoro a Nusco, sarò contenta di farlo, poi si vedrà», dice la signora Di Paolo. A cui i soldi, con un marito impiegato statale, servono "per", più che "come" il pane. «Ho sempre fatto il mio lavoro correttamente, non sono mai mancata. Quel posto non posso perderlo».

Noi pensiamo che: tutto questo per millecento euro al mese. Gaetanina, siamo con te.


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