Dalla crociera a Haiti all'addio a De Filippi

Rassegna stampa

di Greta Privitera e Lavinia Farnese
<p>Dalla crociera&nbsp;a Haiti all'addio a De Filippi</p>
PHOTO - - - CORBIS IMAGES

Due reazioni diametralmente opposte davanti alla  tragedia di Haiti impressionano l'opinione pubblica. La prima arriva da Abdoulaye Wade, presidente del Senegal, Paese tra i paesi più poveri del mondo, che dice: «offriamo terra agli haitiani per tornare in Africa. Un viaggio a ritroso, per i discendenti degli schiavi che furono deportati sull'isola caraibica e oggi hanno perso tutto». Il portavoce del presidente ha precisato che il Senegal è pronto a passare dalle parole ai fatti: se arriveranno in pochi il governo offrirà loro un tetto e un pezzo di terra. Se invece arriveranno in massa «daremo loro un'intera regione». Questo, mentre la  Royal Caribbean International, una ricca compagnia da crociera, invece le sue rotte non le cambia nemmeno quando la terra trema e uccide, così tanto. Si teme per la sorte di 100 bambini, sotto una scuola crollata. E viene trovata la seconda vittima italiana, il funzionario Onu Guido Galli. Ma "The holiday must go on", resta il motto della Royal Carribbean. E così, a bordo della lussuosa "Independence of the Seas" 3.100 passeggeri si sono fermati ad Haiti: alcuni non sono voluti scendere per rispetto delle vittime e del dolore dei sopravvissuti. Ma chi ha scelto di proseguire nel programma del viaggio ha goduto di cocktail sulle amache in riva al mare, barbecue e sport acquatici. La compagnia si è comunque impegnata a donare tutti i proventi della visita alle vittime del terremoto, e a far arrivare alle popolazioni colpite alcuni aiuti alimentari presenti sulle navi.
 
Pazza è la vita di Alì Agca fuori dal carcere. Il "lupo grigio" turco, autore il 13 maggio del 1981 dell'attentato a Papa Giovanni Paolo II al quale sparò un colpo di pistola in piazza San Pietro, è tornato libero a 52 anni, dopo 29 di prigionia. E il primo desiderio che ha espresso è una preghiera sulla tomba di Wojtyla. Il Vaticano gli risponde: che venga pure. Lui, nel frattempo bestemmia, anche. Se nominare il nome di Dio invano è ancora uno dei dieci comandamenti. Perché dice, testuali parole: «Io sono il Gesù eterno». Ed è solo un passaggio del suo nuovo, farneticante messaggio affidato al suo legale in cui annuncia la fine del mondo, lui che - ovviamente - ne sarà il salvatore. Appena uscito dall'istituto di detenzione di Sincan, alla periferia di Ankara - dalla porta secondaria - è filato dritto in un centro di reclutamento dell'esercito (perché non ha ancora svolto il servizio militare), ma una visita l'ha bollato come non abile al servizio di leva. Quindi se ne sta in un hotel a 5 stelle di Ankara. In attesa delle nuove rivelazioni che sempre promette sull'attentato a Papa Wojtyla. O del libro, che ha giurato di scrivere sulla vicenda. O della prima intervista da libero, per cui se lo stanno strattonando editori, giornalisti, registi e produttori cinematografici.
 
Sei anni di indagini e ipotesi su autori e motivazioni della scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo della piccola Denise Pipitone hanno, ora, un primo riscontro processuale: gli elementi raccolti dall'accusa a carico della sorellastra Jessica Pulizzi, oggi ha 22 anni imputata del sequestro di Denise, avrebbero un fondamento e meriterebbero di essere approfonditi in un'aula di giustizia. Per questo il gup di Marsala Lucia Fontana ha rinviato a giudizio la ragazza per sequestro di minorenne. Piera Maggio, la mamma della bambina, tira un sospiro di sollievo. Piero Pulizzi, padre naturale di Denise e di Jessica è un  uomo diviso a metà: da un lato l'affetto per una figlia scomparsa nel nulla quando aveva appena quattro anni, dall'altro quello per l'altra figlia, l'unica accusata del sequestro in questo grande giallo che la porterebbe a giudizio per vendetta e gelosia.
 
I controlli anti terrorismo stanno in corto circuito. Un giovane britannico di 26 anni è stato arrestato perché aveva minacciato su Twitter un attentato all'aeroscalo di Doncaster. In realtà, stava solo scherzando con gli amici, annunciando l'intenzione di farlo saltare in aria se non avesse riaperto dopo il maltempo. Meglio peccar d'eccesso di zelo che di superficialità.
 
E se ne è andato a 77 anni Bruno De Filippi, autore indimenticabile di quella canzone che travolse l'Italia degli Anni Sessanta, Tintarella di luna, subito adorata da Mina che con la sua voce ne fece un successo mondiale. Suonò con i più grandi, del jazz, lui, da Luis Amstrong a Jerry Mulligan, e collaborò coi più grandi della musica leggera, anche, da Celentano a Jannacci, da Ornella Vanoni a Fiorella Mannoia, da Gino Paoli a Dalida. Pochi forse sanno, però, che oltre la puntina del giradischi che graffiava sui suoi dischi, lui fu anche uno dei primi chitarristi rock italiani che hanno fatto la storia del pentagramma tricolore.


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