DAI PALAZZI18:24 - 20 gennaio 2010

Sì del Senato al processo breve

163 voti favorevoli, 130 contrari, 2 astenuti. E il disegno di legge passa alla Camera

di Lavinia Farnese
<p>Sì del Senato al processo breve</p>
PHOTO KIKA PRESS

Processo breve, c'è il sì (caldo) del Senato. Il disegno di legge fortemente voluto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - che passa ora all'esame della Camera - è stato approvato in Aula con 163 voti favorevoli, 130 contrari, due astenuti e fischi pari almeno agli applausi. Il dissenso è arrivato soprattutto dai banchi dell'Italia dei Valori. Come i cartelli, epitaffi di morte di tutti quei processi a carico del premier, e inviti sempre al suo indirizzo di presentarsi davanti della giustizia. Nell'emiciclo, si è arrivati perfino agli scontri fisici tra i deputati, con annessi lanci del fascicolo degli emendamenti, tanto che sono anche dovuti intervenire i commessi, prima che la seduta fosse sospesa dal presidente Renato Schifani, con un «adesso basta».  Alle proteste dell'opposizione, replica Silvio Berlusconi in persona: «Siete intellettualmente disonesti», dice, in questo disegno di legge «non c'è nulla di incostituzionale». E aggiunge: «I miei processi? I legali mi sconsigliano di presentarmi, troverei un plotone d'esecuzione».
Una delle due astensioni è proprio in seno al suo Pdl: è quella di Enrico Musso, che ribadendo la sua fedeltà politica e personale a Berlusconi ha accusato la maggioranza di aver commesso «un errore grave». Quello cioè di «non ammettere pubblicamente che c'erano due obiettivi, quello della ragionevole durata dei processi e quello che è diventato una sorta di agenda nascosta, la tutela del presidente del Consiglio». Inascoltato, evidentemente, l'appello di Gianpiero D'Alia, capogruppo dell'Udc, a inizio seduta: «Restano in piedi incongruenze e storture, come possiamo votare questa amnistia?». Il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro con la sua consueta pacatezza mal reagisce: «Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini. La vostra priorità è innanzi tutto l'interesse privato, non avete avuto timori a devastare l'ordinamento, non avete senso di vergogna». Nel frattempo fuori da Palazzo Madama il sit-in del Popolo Viola, tra gli organizzatori del No B-Day, è indignato e tira i suoi striscioni tutti giocati sui doppi sensi: «L'impunità diventa maggiorenne». Il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, chiamato in causa risponde: «Ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c'è. La legge non cancellerà i processi. Riguarderà solo l'1% dei 3,5 milioni di processi aperti attualmente in Italia» dove «ci sono dei togati che sembravano chiromanti e astrologi e che hanno dato numeri falsi per avvelenare un dibattito che noi portiamo avanti con coerenza e rigore».

Noi pensiamo che: Gasparri dice che la legge riguarderà solo l'1% dei processi: se fosse vero, valeva la pena per questo 1% scatenare questa enorme confusione?


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