DALLA SOCIETA'15:57 - 21 gennaio 2010

Tremonti presiede l'Aspen dei potenti

Il ministro dell'economia a capo dell'associazione non profit

di Lavinia Farnese
<p>Tremonti presiede l'Aspen dei potenti</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Per le celebrities politiche d'Europa e del mondo, Aspen non è solo una località sciistica dove passare il capodanno. Perché a questo nome, risponde anche una comunità socio politica non profit con sede principale a  Washington che da 25 anni appena compiuti incoraggia leadership illuminate, sforna studi globali, e in seminari e iniziative discute di corsi e ricorsi storici. Ragiona sulle pedine da spostare sullo scacchiere internazionale. Tesse nodi e snodi delle trame del mondo. È, in una parola, una fucina di analisi. Oggi, ad esempio, l'Aspen ci racconta il ruolo fondamentale che avrà la nostra piccola (solo per abitanti e dimensione) Italia nella nuova geo-economia del G-20. In Italia, è stato l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga a volerne una sede nel 1984, sulla scia del gigante d'Oltreoceano. Oggi, la presiede Giulio Tremonti. Che tra i soci, sostenitori e promotori, ha uomini da camicia cifrata del suo calibro, come Valéry Giscard d'Estaing, ex presidente francese, Giuliano Amato, Enrico Letta e Lamberto Dini, oltre a Emma Marcegaglia. Dite un nome dell'imprenditoria, dell'economia o della politica, e ci sarà. Tra loro, Gianni De Michelis, già ministro degli Esteri, ammette: «Tutta la politica europea del Mediterraneo è stata di fatto creata nei seminari dell'Aspen». Mica nulla. Come a dire, (una certa) unione fa la forza. Come a dar prova dell'utilità delle élite, che il giovane viandante di cui parlava Johann Wolfgang Goethe, che a fine 700 percorre le terre europee con suggestioni e visioni poi rivelatrici, esiste davvero, e ancora.

Noi pensiamo che: oggi, l'Aspen è riunito a Roma in un convegno a porte chiuse dal titolo «Quali nuovi indicatori di benessere e ricchezza per l'Italia». Già, quali? Aprite quelle porte dell'Aspen!


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RISULTATI
clio 83 mesi fa

La questione dell'Aspen è trattata in modo troppo suoperficiale in Italia, sottovalutando l'importanza di uno strumento di dialogo che avrebbe potuto, se non prevenire, almeno mitigare grandi catastrofi (penso a quella dei Balcani). Un'intuizione italiana da ricondurre a due grandi geni: Cossiga e De Mchelis. L'ex ministro degli Affari Esteri si è definito in più occasioni il vero demiurgo del progetto, di cui però ne ha anche ammesso il fallimento e le profonde falle. Effettivamente, la conflagrazione della crisi di Jugoslavia ha rapppresentato senza dubbio una sconfitta del dialogo in sede Aspen, ma l'esigenza di continuare un percorso in tal senso è prioritaria. Come si è potuti uscire dall'impasse dell'integrazione europea grazie all'utilizzo del metodo delle Conferenze Intergoventaive (CIG), così l'Aspen potrebbe essere la chiave di volta per riprendere, rinsaldare e consolidare il dialogo e i rapporti tra i Paesi. L'elemento economico è determinante, ma l'eventuale evoluzione d

Rita 83 mesi fa

L'Aspen si dovrebbe concentrare sui ristoranti che in questo periodo di crisi mondiale secondo me non hanno subito assolutamente nessun crollo perché in qualsiasi giorno della settimana vai (per non parlare del sabato e della domenica) mi sembra che siano abbastanza frequentati. Un altro indicatore potrebbero essere i parrucchieri: nessuno rinuncia a fare trucco e parrucco.

Giovanna 83 mesi fa

Io un indicatore ce l'ho: piangono tutti che non hanno i soldi, che c'è la crisi, poi ho provato a prenotare un weekend in montagna e già sono tre hotel che trovo pieni. Provo ad Aspen davvero, quasi quasi..

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