DALLA SOCIETA'09:00 - 25 febbraio 2010

Ciancimino jr.: «Così si liberarono di mio padre»

Racconta chi era davvero «Don Vito», l'uomo della (presunta) trattativa tra Stato e mafia

di Andrea Purgatori
<p>Ciancimino jr.: «Così si liberarono di mio padre»</p>
PHOTO BLACKARCHIVES

«La sera gli telefono. Gli dico: "Ricordati, ti sei impegnato a parlare". All'alba era morto»

Massimo Ciancimino, 47 anni, figlio di Vito (ex sindaco Dc di Palermo, condannato per mafia), è al centro delle polemiche per le sue rivelazioni su una presunta trattativa fra Stato e Cosa Nostra nel 1992. Suo padre ne sarebbe stato il mediatore, presentando «il papello», un documento che riassumeva le richieste dei Corleonesi per arrivare a una «tregua».

Nell'intervista per la prima volta racconta una morte troppo sospetta, quella di suo padre.

Quando comincia tutto?
«Il 19 novembre 2002. Quel giorno muore mio padre e io vengo iscritto nel registro degli indagati».

Una coincidenza.
«Adesso gliela spiego io la coincidenza. Però dobbiamo tornare indietro di altri nove anni. Al 1993. Quando mio padre viene ascoltato dal procuratore Caselli e dal dottor Ingroia (ancora oggi pm antimafia a Palermo, ndr). E prende un impegno».

Per fare che cosa?

«Raccontare il rapporto tra politica e mafia. Comincia con una chiacchierata, e alla fine mio padre dice a Caselli: senta, è dai tempi di Buscetta che si parla del terzo livello ma a me pare un monolocale, visto che dentro ci sto solo io. Allora facciamo un patto: quando riuscirete a condannare a un solo giorno di carcere un politico importante, le racconto come funziona il sistema».

E lo mettono a verbale?
«Tutto agli atti. Il 18 novembre 2002 Andreotti viene condannato insieme a Badalamenti a 24 anni di carcere come mandante dell'omicidio di Mino Pecorelli. E la notte stessa si levano dalle palle mio padre».

Sta dicendo che è stato ucciso?
«Beh, la sera gli telefono da Palermo. Gli dico: ricordati che hai preso un impegno, adesso lo devi mantenere. Ciao, ciao. E alle quattro muore».

Infarto?
«Emorragia interna, secondo i medici. Io la mattina arrivo a Roma, ma me lo fanno vedere al Verano dentro un sacco di tela, ad autopsia già eseguita».

Era solo in casa?
«Lo assisteva un moldavo. Sparito quel giorno. Mai più visto. Hanno sigillato la stanza di mio padre per un mese».

Per scoprire molto altro su Massimo Ciancimino, leggete l'intervista su Vanity Fair dal 24 febbraio in edicola.

Fonte[ Vanity Fair ]

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