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Se le sue intenzioni di venerdì non sono mutate in questo
week-end, oggi, Mariastella Gelmini, non andrà al
ministero. Nei corridoi si racconta che quella passata sia stata
l'ultima settimana di servizio, per lei, la ministra
dell'Istruzione appena entrata nel nono mese di dolce attesa, che
ad aprile se non prima darà alla luce Emma, figlia anche di
Giorgio Patelli, l'immobiliarista bergamasco con
un matrimonio alle spalle, sposato col pancione a Sirmione il 23
gennaio scorso. Primo giorno di maternità che non t'aspetti: quando
annunciò di essere incinta, si affrettò nelle rassicurazioni,
«Quanto mi fermerò? Io non starò a casa neppure un giorno», disse,
aggiungendo però che avrebbe avuto bisogno di una nursery al
ministero (come già allestirono Irene Pivetti e
Stefania Prestigiacomo).
Insomma: doveva fare come la collega ministra della difesa
spagnola Carme Chacon, che a gravidanza avanzata
visitò i contingenti in Kosovo e Afghanistan, o come la francese
Rachida Dati, che quand'era ministra della
giustizia a cinque giorni dal cesareo si presentò addirittura in
tacchi a spillo a lavoro (dove tornò cinque giorni dopo, il parto).
E invece no: da oggi non si prendono appuntamenti in agenda. Già
nella manifestazione romana del Pdl, organizzata sabato 20 marzo
per salvare Renata Polverini da elezioni regionali al cardiopalma,
Mariastella è stata la grande assente. La più applaudita. Con gli
auguri dal palco di Ignazio La Russa: «Che lo
faccia nascere oggi», ha sperato invano. Che ci sia da aspettarsi
un travaglio anticipato?