DALLA SOCIETA'11:41 - 01 aprile 2010

Arriva in Italia la pillola abortiva Ru486. E con lei i malumori

Le reazioni di Roberto Cota, Eugenia Roccella, Enrico Rossi, Ratzinger

di Lavinia Farnese
<p>Arriva in Italia la pillola abortiva Ru486. E con lei i
malumori</p>
PHOTO GETTY IMAGES

La pillola dell'aborto Ru486, da oggi, è distribuita negli ospedali italiani. L'azienda francese che la produce, la Exelgyn, dopo il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ne ha fatte arrivare un migliaio di confezioni in un magazzino, alle porte di Milano. E da lì, verranno spedite agli istituti che ne faranno richiesta. Ma per molte pazienti, però, ci sarà ancora da aspettare. Il Ministero della Salute vorrebbe che tutto il processo abortivo avvenisse in ospedale, non in day-hospital. Ma ci sono regioni, di fresco governate dal Pdl soprattutto, che mettono i bastoni tra le ruote prima ancora di iniziare a pedalare. A partire dal Piemonte: il nuovo presidente regionale, Roberto Cota, ha minacciato di lasciare  «marcire nei magazzini le pillole abortive», nonostante in campagna elettorale si fosse ben guardato dal dire che l'avrebbe bloccate. E pensare che proprio al Sant'Anna di Torino, è stata condotta la sperimentazione della Ru486. Enrico Rossi, neo presidente invece della Regione Toscana e ex assessore alla salute, bolla gli ardori del suo collega del Nord come «stupidaggini»: «In Italia, dice, è garantita la libertà terapeutica: un ambito che riguarda solo il medico, il paziente e il loro rapporto. Tutto il resto sono chiacchiere inutili». Ma è al sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che tocca fare da arbitro, sulla «pillola della discordia»: «L'aborto con la Ru486 deve essere messo sullo stesso piano di quello chirurgico: non è più facile, anzi è più complesso e molto doloroso. Tecnicamente, i presidenti delle Regioni potrebbero rallentare o anche impedire che il farmaco arrivi negli ospedali fermando la sua introduzione nel prontuario regionale». Urge, quindi, dare linee guida nazionali che facciano chiarezza, che diano omogeneità all'agire dei ginecologi di tutto il Paese. Per questo, è stato annunciato l'insediamento di una commissione ad hoc. Papa Ratzinger, intanto, durante la Messa del Crisma celebrata a San Pietro, ha detto intanto che i cattolici non possono accettare ingiustizie elevate a «diritto» come questa, che è «l'uccisione di bambini innocenti non ancora nati». La pillola, però, dal nome commerciale di Mifegyne, è in commercio da più di venti anni in 30 paesi nel mondo ed è stata utilizzata finora da più di un milione e mezzo di pazienti.

Noi pensiamo che: in uno Stato laico, se la legge autorizza il ricorso all'aborto farmacologico, solo un consenso informato, in cui si raccontino i rischi, è quello su cui dovrebbero forse lavorare le istituzioni, le amministrazioni locali e i medici.

 

 


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RISULTATI
Sofia 80 mesi fa

Cleusa ha perfettamente ragione. Noi donne lo sappiamo da sole quanto sia doloroso e scioccante abortire, ma in situazioni critiche sarebbe molto peggio non poter decidere da sole sul priorio futuro, soprattutto quando non si può garantire una vita degna al nuovo nato (vittime di stupri, etc). La vera necessità è essere esaustivamente informate sull'aborto, i rischi etc proponendo un documento per il CONSENSO INFORMATO ben fatto ed esaustivo. LA VERA PèREROGATIVA E' CHE LE ISTITUZIONI E LA CHIESA INVESTANO SULLA PREVENZIONE, ACSOLTANDO LE DIRETTE INTERESSATE ED EDUCANDO I GIOVANI (ovviamente non all'astensione, che è utopico nonchè controproducente) AL SESSO SICURO E ALLA RESPONSABILITA'. NON E' IMPONENDO DEI DIVIETI CHE SI MIGLIORA LA SOCIETA'. Senza dimenticare che anche le pillole sono state pagate con soldi pubblici ed il neo-presidente Cota le vuole "lasciar marcire". E' lora di finirla che degli uomini affrontino con discorsi demagogici un problema che riguarda ogni singola DONNA

valentina 80 mesi fa

ERA ORA CHE ARRIVASSE ANCHE IN ITALIA!!!!!! LO STATO DOVREBBE ESSERE LAICO!!!!!!

Cleusa 80 mesi fa

penso che il aborto e giusto, ha tante bambini in strada aspetando una famiglia, la chiesa no aiuta ha crescere neanche ha vestire o dare da mangiare, allora no se deve mettere in mezzo. La chiesa stessa deveva insinare le ragazze ha prevenire gravidanza giusto per no avere tante bambini senza famiglia.

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