DALLA SOCIETA'10:35 - 13 aprile 2010

I giudici a Google: non tutto è permesso nelle praterie del web

Il tribunale di Milano condanna Google

di Greta Privitera
<p>I giudici a Google: non tutto è permesso nelle praterie del
web</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Non può esistere «la sconfinata prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato». Lo scrive il giudice di Milano, Oscar Magi, nelle motivazioni della sentenza di condanna di tre dirigenti di Google, per violazione della privacy. La sentenza è in relazione a un filmato che riprendeva un minore disabile insultato in una classe. Il video venne caricato sul motore di ricerca.
Google, in una nota diffusa a commento delle motivazioni della sentenza, ha replicato: «Come abbiamo detto nel momento in cui la sentenza è stata annunciata, questa condanna attacca i principi stessi su cui si basa Internet. Se questi principi non venissero rispettati, il Web così come lo conosciamo cesserebbe di esistere e sparirebbero molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici che porta con sé. Si tratta di importanti questioni di principio ed è per questo che noi e i nostri dipendenti faremo appello contro questa decisione». La condanna dei tre dirigenti è stata criticata duramente anche dall'ambasciata degli Stati Uniti a Roma, la quale aveva sostenuto che «il principio fondamentale della libertà di Internet è vitale per le democrazie».


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