PHOTO CORBIS IMAGES
I tre medici italiani di Emergency, sotto fermo di polizia da
sabato scorso, sono stati trasferiti da Helmand a Kabul dove domani
forse potranno incontrare l'Ambasciatore italiano in
Afghanistan, Claudio
Glaentzer. Intanto Gino Strada,
fondatore di Emergency, in una lettera a La
Repubblica, nella quale ricostruisce l'irruzione delle forze
di sicurezza afgane nell'ospedale di Lashkargah, che ha portato
all'arresto di tre operatori della Ong, ha dichiarato: «Queste
accuse sono una montatura destinata a crollare, nonostante la
complicità di pochi mediocri».
Secondo la ricostruzione dell'arresto, in un'operazione molto
rapida, i militari sono entrati nell'ospedale, puntando
direttamente verso un magazzino, all'interno del quale «senza
neppure controllare le centinaia di scatole sugli scaffali», hanno
trovato due scatole contenenti armi «già pronte sul pavimento in
mezzo al locale». Da qui l'accusa ai tre italiani di essere sul
punto di preparare un complotto ai danni di un governatore locale,
in cambio di un compenso milionario. «Neanche un demente potrebbe
credere a una simile accusa », scrive Strada. «La maggior parte dei
razzi e delle bombe a Lashkargah ha come obiettivo il palazzo del
governatore: chi sarebbe così cretino da pagare mezzo milione di
dollari per un attentato, visto che c'è chi cerca già di compierlo
gratuitamente?».
Secondo Strada si accusa Emergency di curare i
talebani. Accusa per la quale il fondatore dell'organizzazione si
ritiene colpevole, «noi curiamo anche i talebani, ma soprattutto
curiamo i civili afgani che sono la grande maggioranza delle
vittime della guerra».