DALL'ITALIA16:04 - 27 aprile 2010

Perché l'arresto di Tegano è una (grande) vittoria dello Stato

Il blitz dopo 17 anni di latitanza

di Tamara Ferrari
<p>Perché l'arresto di Tegano è una (grande) vittoria dello
Stato</p>
PHOTO INFOPHOTO

Mentre i poliziotti lo accompagnavano in carcere, una folla di «fan» lo ha applaudito urlando: «Giovanni uomo di pace». Una frase non casuale. Giovanni Tegano, il boss arrestato oggi, lunedì a Reggio Calabria dopo 17 anni di latitanza, è stato infatti uno degli artefici della pax mafiosa tra le due cosche di 'ndrangheta, i  Condello-Imerti e i De Stefano-Tegano, che tra il 1985 e il 1991 si fronteggiarono in una guerra di mafia che causò 681 morti.

Ma chi è Giovanni Tegano? Com'è salito ai vertici della 'ndrangheta? E perché era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia?

Nato nel quartiere Archi di Reggio Calabria l'8 novembre del 1939, Giovanni Tegano era a capo dell'omonima cosca di cui facevano parte anche i suoi fratelli: Giuseppe, Pasquale, Bruno, Paolo e Domenico. Le prime notizie su di lui si hanno nel cosiddetto «Processo ai Sessanta» (De Stefano+59), un'inchiesta che nel 1978 fece luce sulle cosche che dominavano a Reggio Calabria e dimostrò il legame indissolubile tra i Tegano e i De Stefano.

I magistrati scoprirono che la città sullo Stretto era dominata da due clan rivali: i De Stefano e i Condello. Al primo gruppo, già alla fine degli anni '60, si legarono i fratelli Tegano. Il legame divenne indissolubile grazie a un matrimonio. Uno dei primi pentiti della 'ndrangheta, Ubaldo Lauro, ha, infatti, rivelato che i Tegano fecero sposare una loro nipote, Antonietta Benestare, con uno dei membri della cosca De Stefano, Orazio de Stefano, e che «da quel momento le due famiglie hanno agito sempre in perfetta simbiosi».

È proprio dopo quel matrimonio che comincia l'ascesa di Giovanni Tegano all'interno della cosca capeggiata fino ad allora dal boss Paolo De Stefano. All'inizio, come fanno notare i magistrati, Tegano è un semplice «collettore di tutti i proventi delle attività illecite», droga, traffico di armi ed estorsioni.

Ma durante la guerra contro i Condello scoppiata per il controllo delle attività criminali a Reggio Calabria, Giovanni Tegano diventa sempre più potente, tanto da indurre il boss dello schieramento rivale, Pasquale Condello, a dire: «Io starò bene soltanto quando sua madre si vestirà di nero». Poco dopo fu siglata la pax mafiosa, di cui Tegano fu uno dei promotori e firmatari.

Dopo la guerra, per dirla col pentito Filippo Barreca, «Giovanni Tegano è ormai uno dei personaggi chiave della famiglia, il più rappresentativo». Con il suo clan controlla traffici di armi e di droga, estorsioni. È il re criminale della città. Un ruolo che ha mantenuto fino ai primi anni '90, quando dopo diverse inchieste di 'ndrangheta (primo fra tutti il processo Olimpia dove viene condannato a tre ergastoli), e dopo diverse condanne per mafia, si rese latitante. Durante la latitanza Giovanni Tegano ha mantenuto indisturbato il suo ruolo di capoclan. E forse non è un caso che, dopo 17 anni di ricerche, la polizia lo abbia scovato proprio nella sua città, Reggio Calabria.


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