DALL'ITALIA13:51 - 30 aprile 2010

Cucchi, la procura chiude il caso: «non fu omicidio»

La procura chiude l'inchiesta Cucchi

di Greta Privitera
<p>Cucchi, la procura chiude il caso: «non fu omicidio»</p>

Non c'è più l'omicidio colposo tra i reati formulati dalla procura di Roma in relazione alla morte di Stefano Cucchi, il ragazzo deceduto il 22 ottobre scorso, una settimana dopo essere stato arrestato dai carabinieri per spaccio di droga. Lesioni e abuso di autorità per i tre agenti penitenziari accusati del presunto pestaggio di Stefano Cucchi, favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica, per dieci tra funzionari della pubblica amministrazione, medici e infermieri dell'ospedale Sandro Pertini in cui Stefano morì. Sono queste le accuse formulate dalla procura di Roma ai 13 indagati per la morte di Stefano Cucchi.

I magistrati, alla luce delle risultanze peritali, hanno modificato le originarie ipotesi di accusa che erano di omicidio preterintenzionale per gli agenti ritenuti responsabili del presunto pestaggio avvenuto il 16 ottobre in una cella di sicurezza del Tribunale di Roma, e di omicidio colposo per i medici del reparto penitenziario del Sandro Pertini in cui fu ricoverato Stefano Cucchi.

«La mia prima valutazione, in attesa di conoscere meglio le decisioni prese dalla procura, è decisamente negativa», dichiara Luigi Manconi, presidente dell'associazione A buon diritto, tra i primi a denunciare il caso Cucchi». «C'è un elemento simbolico molto importante che rischia di avere pesanti ripercussioni sull'opinione pubblica. Stiamo parlando di un giovane uomo morto, e la parola omicidio non compare nei capi di imputazione».

TUTTE LE ALTRE NEWS


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
ragnarok 78 mesi fa

che amarezza....capisco che i delinquenti possano stare anche nelle forze dell'ordine, pero che lo stato li difenda questo proprio non lo capisco...

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).