DAL MONDO18:00 - 02 maggio 2010

Marea nera, tre mesi per chiudere le falle

La marea nera minaccia cinque stati americani

di staff Style.it
<p>Marea nera, tre mesi per chiudere le falle</p>

Si ampliano ancora le dimensioni del disastro ambientale che ha colpito la costa sud-orientale degli Stati Uniti. Ci vorranno almeno tre mesi per chiudere le tre falle da cui sta uscendo petrolio nel Golfo del Messico, dalla piattaforma Bp Deepwater Horizon sprofondata il 22 aprile. Intanto si studiano altre contromisure di emergenza, come una cupola subacqua che, entro una settimana, dovrebbe contenere le perdite di greggio.

Per ora i risultati dei primi tentativi, fatti con solventi chimici, barriere galleggianti e incendi controllati, sono scarsi ed è già polemica per la reticenza della British Petroleum e i ritardi della Casa Bianca. Il presidente americano Barack Obama oggi, domenica, arriverà in Louisiana, il primo dei 5 stati, a essere stato colpito (sono coinvolti anche Texas, Alabama e Florida). Mentre la marea nera, estesa per 10 mila chilometri quadrati sulla superficie del mare, sta già toccando le coste della Louisiana e del Mississipi (già flagellate queste ultime nel 2005 dall'uragano Katrina).

La stima dei tre mesi per tappare le falle sottomarine da cui esce l'equivalente di 5 mila barili di petrolio al giorno (ovvero 800 mila litri), arriva dal governo americano. Il tempo servirà anche per costruire un pozzo che intercetti le perdite della piattaforma. La causa della fuoriscita dopo l 'incidente sembrerebbe legata invece a «una valvola difettosa». 

Nel giro di 6-8 giorni, fa sapere British Petroleum, un primo aiuto dovrebbe arrivare da una «cupola», che dovrebbe impedire al greggio di disperdersi in acqua e permettere di aspirarlo fino in superficie.

La casa Bianca ha fatto sapere, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza, che non autorizzerà nuove perforazioni petrolifere fino a quando non saranno accertate le cause dell'esplosione a bordo della piattaforma Bp. E ha fatto chiudere per sicurezza altre tre piattaforme nel Golfo del Messico.

Le conseguenze per l'ambiente potrebbero eguagliare se non superare quelle del disastro Exxon Valdez del 1989. A rischio ci sono centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto ai traumi del passaggio dell'uragano Katrina del 2005. Per riparare ai danni ambientali ci vorranno almeno 50 anni. Tra le vittime si contano anche le migliaia di pescatori dell'area, rimasti tutti senza lavoro.

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RISULTATI
stefano 75 mesi fa

da una nave in superficie raggiungere la fuoriuscita del petrolio innestare un nella perdita e spruzzarci dentro ad altissima pressione della schiuma isolante in poliuretano in modo da fermare la perdita e riuscire poi a lavorarci con qualsiasi cosa vicino per chiudere il tubo definitivamente non si puo fare vero? e una cosa che mi viene in mente tutti i giorni mentre lavoro stiamo indifferenti mentre il nostro mondo si sta inquinando ogni minuto a vista d occhio ...... magari ho detto una cavolata almeno ci provo a spremere il cervello per una soluzione mentre altri se ne fregano ciao a tutti stefano

madhouse 77 mesi fa

Che dire?! l'ennesima tragedia petrolifera voluta dall'uomo... Dalla stupidità umana.. Mentre in Niger l'agip e la shella hanno avvelenato tutto il delta, compresa la popolazione (aiutati anche dall'Areva dell'Uranio!) gli Americani cercano di non essere da meno.. Dipiace per il danno ambientale immenso...e se penso al rigassicatore davanti alle coste di Pisa e Livorno e a tutto il cloro che csaricherà nei nostri mari negli anni a venire...non riesco proprio a focalizzare la parola "speranza"...

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