DALL'ITALIA12:53 - 14 maggio 2010

Da Bertolaso al caso Anemone (in cinque minuti)

Gli scandali, le accuse di corruzione e i veleni che stanno scuotendo la poltica.

di Giorgio Dell'Arti
<p>Da Bertolaso al caso Anemone (in cinque minuti)</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

LE REGOLE NORMALI
Se un Comune, una Provincia, una Regione o magari lo Stato vogliono costruire una scuola, uno stadio, un carcere devono bandire una gara d'appalto. Determinati i vincitori, bisogna rintuzzare tutti quelli che ricorrono al Tar. Superate tutte le battaglie relative, si dà luogo a una procedura che non è qui il caso di spiegare ma che, nel corso dei decenni, s'è fatta sempre più lunga, per via della pletora di permessi e pareri necessari. È certo che lungo questa trafila, le tappe che si superano mediante corruzione di uno o più impiegati sono numerose. L'Italia, nelle classifiche mondiali relative alla corruzione, sta sempre tra i Paesi con gli indici più alti di disonestà.

I POTERI DI BERTOLASO
Una catastrofe naturale impone, naturalmente, procedure del tutto diverse. Esiste per questo il Dipartimento della Protezione civile che ha il potere, tramite le sue ordinanze, di ricostruire in tempi molto rapidi tutto quello che è andato distrutto. Perlomeno: tutto quello che serve a superare la fase d'emergenza. Esempio: il villaggio di palazzine antisismiche e di casette semiprefabbricate che ha permesso di far passare al coperto il Natale 2009 ai terremotati d'Abruzzo. La indispensabile rapidità della Protezione civile ha indotto i governi, da una decina d'anni a questa parte, ad allargare il concetto di «emergenza». Poiché ci sono scadenze inderogabili, possono diventare «emergenza» i lavori necessari a far svolgere i Mondiali di Nuoto. O quelli per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Oppure quelli che devono approntare le strutture di ricezione per il G8 della Maddalena. Il potere della struttura cosiddetta «Protezione civile» si è così via via allargato. Più il percorso tradizionale si faceva difficoltoso e più la tentazione di ricorrere alla Protezione civile e al suo capo, Guido Bertolaso (nella foto), era forte. Bertolaso non può fare appalti, ma deve, per definizione, affidarsi a ditte altamente efficienti, altamente affidabili, che diano garanzia assoluta in termini di tempi di consegna e che siano pronte a intervenire a chiamata.

CHI È ANEMONE
Tra queste ditte c'è quella di Diego Anemone, di anni 38. L'impresa di Anemone aveva fatturato 11 milioni di euro nel 2007. Ne ha fatturati 37,8 nel 2008. Aumento percentuale da un anno all'altro del 350 per cento.

L'ACCUSA DI CORRUZIONE
I pubblici ministeri di Firenze, Giuseppina Mione e Giulio Monferini, pensano che Anemone si sia procurato tutto questo lavoro corrompendo funzionari del ministero dei Lavori Pubblici. Più di tre mesi fa dispose per questo l'arresto di quattro persone. Tra queste, i personaggi più importanti erano lo stesso Anemone (oggi scarcerato per decorrenza dei termini) e il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci (ancora in cella). La corruzione sarebbe avvenuta, secondo i magistrati, quasi sempre attraverso regalie. Molte volte, secondo Mione-Monferrini, offrendo nottate con belle ragazze. Ricordiamo che nessuna delle persone citate in questo articolo è stata condannata, e che è doveroso, fino a sentenza definitiva, ritenerle tutte innocenti. Ricordiamo che la legge italiana non richiede la prova dell'innocenza, ma la prova della colpevolezza.

DA FIRENZE A PERUGIA
L'inchiesta venne poi tolta ai magistrati di Firenze e affidata ai magistrati di Perugia. Come mai Perugia e non Roma? Perché tra i sospettati c'è un giudice romano e quando in un affare è coinvolto un magistrato della Capitale, il fascicolo passa automaticamente a Perugia.

LE DIMISSIONI DI SCAJOLA
I due magistrati di Perugia incaricati di proseguire nelle indagini sono Alessia Tavernesi e Sergio Sottani. L'inchiesta di Firenze si basava prevalentemente sulle intercettazioni. I due perugini sono invece andati a caccia di riscontri documentali: testimoni, tracce concrete relative ai passaggi di denaro, eccetera. In questo modo hanno scoperto che Diego Anemone gestiva almeno 250 conti correnti bancari e che da questi conti sono stati prelevati gli ormai famosi 900 mila euro che hanno permesso l'acquisto della casa con vista Colosseo intestata a Claudio Scajola. Claudio Scajola era ministro delle Attività produttive e per questo pochi giorni fa s'è dovuto dimettere.


I PRESTANOME

Adesso però Tavernesi e Sottani stanno scoprendo che molte altre personalità politiche potrebbero risultare intestatari di case acquistate con denari provenienti dai conti corrente di Anemone. L'ipotesi intorno a cui lavorano gli inquirenti è che Anemone si servisse di «persone-schermo», finti intestatari dei conti, teste di legno. Nel caso di Scajola, e nella maggior parte degli altri casi, l'architetto Zampolini. Altre volte un sacerdote di 83 anni, don Evaldo Biasini. Certi assegni - tutti sempre rigorosamente al di sotto dei 12.500 euro per evitare i controlli del circuito interbancario - risultano firmati da una ragazzina di 23 anni, di nome Annika Sanna, che informata del fatto è caduta dalle nuvole. E pareva proprio sincera.

LA LISTA DI ANEMONE
Ieri (giovedì 13 maggio) è uscita sui giornali la lista di oltre 400 beneficiari di interventi e ristrutturazioni realizzati dalle società di Anemone. Nel documento, sequestrato dalla Guardia di Finanza più di un anno fa nel computer del costruttore, sono indicati i 370 incarichi svolti tra il 2003 e il 2008, con la data, l'indirizzo e il numero civico. Mancano però le cifre accanto.

I NOMI ECCELLENTI
I nomi che compaiono nella lista: Guido Bertolaso, che avrebbe ricevuto tre interventi nelle sue due case di Roma («Ho sempre pagato tutto regolarmente, ho le fatture quietanziate»); gli ex ministri Pietro Lunardi e Claudio Scajola per i lavori nelle prime e seconde case in mare e in montagna; il direttore generale della Rai, Mauro Masi; il presidente di Trenitalia, Marco Zanichelli; il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino («Il signor Anemone non mi ha mai fatto alcun regalo, ho acquistato l'appartamento di corso Rinascimento in cui ero in affitto, l'ho intestato a mia figlia che poi l'ha venduto per comprare in via Arno»), l'ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio (che smentisce), il giudice della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri («Non conosco Anemone»), la giornalista Cesara Buonamici («non io ho fatto i lavori, ma l'Ente che mi affitta l'appartamento»); la madre del funzionario Mauro Della Giovampaola, che avrebbe ricevuto una squadra di operai nella casa di Ostia; il commissario per i Mondiali di nuoto Claudio Rinaldi che avrebbe avuto gli operai in casa per tre volte. E  ancora interventi nelle palazzine della Protezione civile e delle Fiamme Gialle, la ristrutturazione della camera da letto e della cucina di Palazzo Chigi, i lavori al Viminale, al ministero del Tesoro, al carcere minorile di Casal di Marmo. Nessuna di queste operazioni è al momento certificata come corruttiva. Le indagini sono in corso.

«UNA LISTA DI PROSCRIZIONE»
Fabrizio Cicchitto, capo gruppo dei deputati del Pdl: «È una listra di proscrizione» (di quelle, cioè, che stilavano gli antichi romani a ogni cambio di regime e elencavano i potenti da sopprimere). Berlusconi, mercoledì, non s'è presentato al Consiglio dei ministri. Berlusconi ha fatto sapere di voler licenziare i membri del suo governo che risultassero corrotti. Una linea del tutto nuova: finora, le inchieste della magistratura erano sempre state giudicate dei complotti.


IL CASO CLAPS
Tra le varie voci presenti nella lista compare due volte «Claps Potenza», possibile - e per ora indecifrabile - riferimento al caso della ragazza, scomparsa nel '93 a 16 anni e ritrovata morta nel soppalco della chiesa della Santissima Trinità di quel capoluogo.

PM INFORMATI DAI GIORNALI
La Procura di Perugia dice di aver appreso dell'esistenza della lista dai giornali, che qualcuno ha evidentemente informato. La Procura di Perugia ha aperto un'inchiesta su quest'altro mistero.

LE 348 CASE DEL GOVERNO

Mentre lo scandalo delle case monta, e al di là degli indagati, Franco Bechis su Libero ha scoperto che i ministri del governo Berlusconi possiedono in tutto 126 immobili, quasi 6 a testa. Considerando anche i sottosegretari e i viceministri i fabbricati diventano 348, a cui si aggiungono 295 appezzamenti di terreno. Nel calcolo sono compresi anche box auto, rustici e soffitte. Il quotidiano Libero è ritenuto fino a oggi vicino al centrodestra e a Berlusconi.

«NON ERA UN PRESTITO»
L'imprenditore Anemone ha in ogni caso deciso di collaborare, per evitare il commissariamento di tutte le sue società. Il primo colpo lo ha tirato al generale dei servizi segreti Francesco Pittorru, il quale aveva sostenuto di aver ricevuto da Anemone non un finanziamento, ma un prestito. A domanda, il costruttore ha risposto: «Non era un prestito».


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RISULTATI
gabbianonero 79 mesi fa

A proposito di Appaltopoli / Zampolini / Bertolaso /Anemone / Scagliola/ Lunardi / Bondi / Verdini e vari…, che fine ha fatto Don Evaldo Biasini il Cassiere - Prete farabutto ? Nascondersi dietro una tonaca non vuol dire non essere colpevole. Oppure anche in questi casi, visto ch’è un appartenente alla Santa Sede è tutelato da qualche accordo sottobanco per codesti crimini ? Ed i Magistrati che indagano, dormono o son desti ? Che risposte han dato per la pratica Anemone nascosta da due anni ?Oppure sono iscritti anche Loro nel PDL il Partito dei Ladri ? E’ mai possibile che sia sparito nel nulla alla faccia della G di Finanza .Polizia ed Interpool ? O sotto sotto anche sta volta la Banca Vaticana e i Suoi addetti sono esenti da indagini camorristici e delinquenziali e/o di riciclo di denaro e di …..?

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