DAL MONDO11:12 - 19 maggio 2010

Cronaca da Bangkok, una città in fiamme

I mezzi blindati hanno circondato il cuore commerciale di Bangkok, occupato dalle camicie rosse

di Eva Pedrelli
<p>Cronaca da Bangkok, una città in fiamme</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Le operazioni militari di quella che sembra essere un'offensiva finale, sono cominciate stamani all'alba. I mezzi blindati hanno circondato il cuore commerciale di Bangkok, occupato dalle camicie rosse. I carri armati hanno sfondato le barricate di bamboo e si sono diretti verso Rachaprasong, dove si trovavano il palco dei leader e ancora migliaia di persone. I soldati erano autorizzati a sparare a chi faceva resistenza e avanzavano aprendo il fuoco.

Un portavoce del governo aveva fatto un annuncio a reti unificate in mattinata giustificando l'intervento come necessario per ristabilire l'ordine e invitando alla cittadinanza a non uscire in strada. «Abbiamo la situazione sotto controllo», aveva detto, mentre arrivavano le notizie dei primi morti, tra cui un fotoreporter italiano, Fabio Polenghi, che collaborava da anni con diverse testate (tra le quali Vanity Fair) ed era a Bangkok per testimoniare la crisi tailandese.

Non si conosce il bilancio delle violenze di oggi, che proseguono in diversi punti della città anche dopo che le autorità hanno annunciato di aver concluso l'operazione. I rossi stanno creando nuove barricate di copertoni dappertutto e stanno dando fuoco anche a banche e negozi. Sembrano avere il controllo delle strade, istigati via radio dai leader di altre province a creare il massimo dei danni. Poco fa, alte fiamme salivano dal tetto del centro commerciale Central World e ora bruciano anche la sede della borsa di Bangkok e quella del terzo canale televisivo.

Una forte esplosione si è sentita intorno alle 14, ora locale. Proveniva da Bon Kai, che è stata teatro di scontri negli ultimi tre giorni. Un edificio è in fiamme in quella zona e la colonna di fumo nero sale oltre i grattacieli. La stessa scena si ripete da ieri anche a Din Daeng e, nelle ultime ore, i pompieri stanno cercando di domare le fiamme.

Alcuni dei leader di questo movimento popolare che considera il sistema sociale e politico tailandese iniquo e chiede lo scioglimento del parlamento e elezioni anticipate,  si sono arresi e consegnati alle autorità, mentre il loro leader morale, l'ex premier magnate Thaksin Shinawatra, condannato per corruzione e abuso di potere,  agitava lo spettro dell'insurrezione armata in tutto il paese dal suo esilio volontario. Arrivano già notizie di fuochi di guerriglia in diverse città del nord. Il governo ritiene proprio Thaksin colpevole di aver fatto fallire i negoziati.

Sembra quindi che una grossa parte delle camicie rosse voglia continuare la resistenza oltre i leader.

Quaranta persone sono rimaste uccise negli ultimi cinque giorni di questa crisi che divide la Thailandia e oltre 300 sono i feriti. Il bilancio provvisorio totale, dall'inizio delle proteste è di 68 morti e oltre duemila  feriti. E si teme che questa giornata si chiuderà con un altro triste conteggio, mentre le autorità confermano l'intenzione di imporre un coprifuoco in una metropoli di undici milioni di persone paralizzata.

 

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