DALL'ITALIA12:01 - 19 maggio 2010

Fabio Polenghi: instancabile e appassionato anche per Vanity Fair

Fabio Polenghi: instancabile e appassionato anche per Vanity Fair

di Andrea Scarpa
<p>Fabio Polenghi: instancabile e appassionato anche per Vanity
Fair</p>

Non era un mio amico, Fabio Polenghi. Ma abbiamo lavorato insieme e di sicuro posso dire che era un professionista serio e scrupoloso, di quelli che - prima di partire per un reportage - si documentava in maniera impeccabile: leggeva libri e giornali, chiamava le fonti sul posto, parlava con tutti. E poi non si fermava di fronte a niente. Era instancabile, appassionato, testardo. Capace di perdere ore a discutere con chiunque pur di portare a casa la foto che cercava. E se doveva camminare per ore sotto il sole, o la pioggia, rotolarsi nel fango o scavalcare muri, camminava. «Faccio il lavoro che ho sempre voluto fare», diceva, «e non posso lamentarmi».

 

Nel novembre del 2006 andammo in Sudafrica, per due settimane, per raccontare le drammatiche condizioni in cui vivevano i contadini bianchi nel Nord-Est del Paese, da anni nel mirino di gang senza scrupoli.

Un giorno, in una fattoria dell'ex Transvaal, un contadino ci portò a fare un giro con la jeep, poi si fermò all'improvviso si fermò e gli allungò una pistola: «Provala. È un gioiellino. Qui, attrezzi come questo, servono come il cibo».

Fabio allargò le braccia, e le tirò su, come per arrendersi, tirò fuori il sorriso migliore, e disse: «Capisco. Ma io quelle cose lì non voglio nemmeno sfiorarle. Piuttosto mi metto a dieta».

Ecco, mi piace ricordare Fabio Polenghi così. Con una battuta.

Fonte[ Vanity Fair ]

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