DALL'ITALIA16:05 - 21 maggio 2010

Il genetista Boncinelli: scoperta rivoluzionaria, almeno in teoria

Il genetista commenta la notizia della creazione della prima cellula artificiale

di Sara Tieni
<p>Il genetista Boncinelli: scoperta rivoluzionaria, almeno in
teoria</p>
PHOTO PMF AGENCY

Ieri sera è stato dato l'annuncio della creazione, nell'Istituto di Craig Venter, della prima cellula artificiale controllata da un Dna sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi come una qualsiasi cellula vivente. L'annuncio ha scatenato il dibattito nella comunità scientifica e nel mondo cattolico. Se il biotecnologo Roberto Defez frena gli entusiasmi: «Questa scoperta non ha futuro nel mondo reale perché la vita artificiale non può esistere», il cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Cei dichiara: «Ogni scoperta va commisurata all'etica ma certamente, se le cose stanno così, questo è un ulteriore segno della grande intelligenza dell'uomo, dono di Dio». Abbiamo chiesto un parere al genetista Edoardo Boncinelli, professore di Biologia e Genetica presso L'Università Vita-Salute di Milano e membro dell'EMBO, l'Organizzazione Europea per la Biologia Molecolare.

In pratica, che cosa è successo?
«L'equipe di Venter ha proceduto per gradi. Prima ha trasformato un batterio, facendogli cambiare specie, semplicemente svuotandolo del suo Dna e inserendo quello di un altro batterio di un'altra specie. Rimaneva il dubbio che, assieme al Dna si trasportasse anche qualcos'altro e che quindi non fosse un'operazione "pulita". La novità di ieri è che il Dna non è più prelevato da un'altra cellula ma è stato sintetizzato, con una macchina, da zero. Venter ha così letteralmente "costruito" una nuova forma di vita che funziona e si riproduce».

Qual è l'importanza di questa scoperta?
«L'importanza teorica è che è la dimostrazione che nella vita non c'è niente di misterioso, magico o ineffabile se non una sequenza di nucleotidi del Dna e di amminoacidi di proteine. Dal punto di vista pratico è che ci offre la possibilità di renderci sempre più padroni dei meccanismi delle cellule e chissà, un  domani, anche degli organismi».

Si parla di batteri al servizio dell'uomo: quando si concretizzerà tutto ciò?

«I batteri si possono produrre anche domani, il problema è che facciano ciò che noi vogliamo. Nel caso specifico sarebbe utile crearne alcuni capaci di disinquinare le acque dei mari e degli oceani dal petrolio. Ma questo non dipende tanto da questa scoperta, quanto da altre conoscenze che ora non abbiamo».

Se dovessimo dare una tempistica?
«Potrebbe anche non succedere mai, cioè non avere mai un'applicazione pratica oppure forse tra 10 anni»

Qual è il prossimo passo?
«Fare un genoma sempre più grande, più ampio. Questo sintetizzato ha già un milione di nucleotidi ma è piccolino. Ora si pensa di passare a miliardi di nucleotidi per poi arrivare a cellule più complesse. L'importanza pratica non è eccezionale, quella teorica notevole. Poi bisognerà vedere se ne varrà la pena. Saranno organismi che producono e inquinano anche loro. E ce ne sono già molti sulla terra»

Arriveremo a forme di vita artificiali?
«Non so risponderle perché riesco a proiettarmi solo nei prossimo 20 anni. Direi che per noi sono più importanti i batteri, più piccoli e più preziosi, più governabili. Andare a creare altri organismi? Forse, lo ripeto, non ce n'è davvero bisogno».


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