DALL'ITALIA12:37 - 26 maggio 2010

Da Santoro alla Busi, il caos Rai spiegato da Giorgio Dell'Arti

Dall'addio ad Annozero al Tg1, tutto quello che non avete capito sulla bufera che si è abbattuta sulla Tv pubblica

di Giorgio Dell'Arti
<p>Da Santoro alla Busi, il caos Rai spiegato da Giorgio
Dell'Arti</p>
PHOTO KIKA PRESS

IL TORMENTONE SANTORO
«In questa situazione non ha alcun senso continuare a immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre fine a una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format nell'interesse della Rai e del pubblico»: così Michele Santoro ha rotto ieri la trattativa con la tv pubblica per la risoluzione consensuale del suo contratto da dipendente. Aumenta la confusione nella testa di chi cerca di capire quale sarà il suo futuro: quella del prossimo 10 giugno sarà o no l'ultima puntata di Annozero della sua gestione (se non dello stesso programma)? Raggiunto il 18 maggio un pre-accordo approvato dal cda Rai (7 voti a favore e 2 astenuti), il noto conduttore e la Tv di Stato da giorni stavano lavorando a un accordo per porre fine al rapporto di lavoro dipendente.

LO SCOGLIO DELL'ESCLUSIVA
Ancora Santoro: «Siccome alla sentenza della Cassazione mancano due anni, la mia trasmissione ci sarà la prossima stagione e quella dopo». Il giornalista ha motivato la sua decisione con il fatto che sarebbe stata violata «la riservatezza indispensabile per un accordo con la Rai. E - ha aggiunto - trasmissioni del servizio pubblico mi hanno denigrato entrando nel merito della trattativa», riferendosi alla puntata della settimana scorsa dell'Ultima parola di Gianluigi Paragone. Secondo alcune interpretazioni, si tratterebbe di normali scaramucce in una trattativa nella quale Santoro ha ancora un obiettivo da raggiungere: l'eliminazione dell'esclusiva cui la Rai vorrebbe obbligarlo nei prossimi due anni.

LA GUERRA AD ANNOZERO
Intervistato dall'amico e collaboratore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di sabato, Santoro aveva spiegato che, se avesse continuato con Annozero, a settembre avrebbe dovuto affrontare nuovi scontri: «Avremmo passato il tempo a schivare le pallottole, anziché studiare nuovi linguaggi per raccontare al meglio la realtà italiana. Innovare è impossibile in un'azienda che ti fa la guerra».

IL BALOTELLI DELLA TV
Nella puntata di giovedì scorso, Santoro non aveva escluso la possibilità di tornare sui suoi passi, pretendendo però una pubblica richiesta da parte dell'azienda. Sul fatto che una simile richiesta arrivi dalla parte a lui politicamente più vicina non c'è da farsi illusioni: il segretario del Pd Pierluigi Bersani, capo di un partito infestato, secondo quanto detto in diretta da Santoro, da «miserabili e cialtroni», l'aveva liquidato venerdì definendolo un «Balotelli della tv» (allusione alla promessa dell'Inter il cui talento è spesso frenato da un carattere non all'altezza).

L'INVENZIONE DELLA PIAZZA TELEVISIVA
Il successo di Santoro cominciò su Raitre nel 1987 con Samarcanda. Idea forte: una piazza televisiva in cui discutere di gente, soprusi, oppressi e oppressori. Passato per Il rosso e il nero e Tempo reale, causa forti dissapori con il cda Rai nel 1996 si trafserì a Mediaset, dove condusse Moby Dick (Italia Uno). Nel 1999 tornò in Rai per Circus, cui seguì Il raggio verde. In una puntata di questo programma (16 marzo 2001) parlando dell'ex stalliere di Arcore Vittorio Mangano e dei rapporti tra Marcello dell'Utri e Cosa Nostra scatenò la reazione di Silvio Berlusconi che decise di intervenire con una telefonata in diretta.

L'EDITTO DI SOFIA
Rimpiazzato Il raggio verde con Sciuscià , mentre Berlusconi era tornato a Palazzo Chigi, nel 2002 arrivò quello che è passato alla storia come l'«editto di Sofia»: dopo che in trasferta nella capitale bulgara il Cavaliere l'aveva accusato di fare insieme ad Enzo Biagi e Daniele Luttazzi un «uso criminoso della tv di Stato», Santoro fu allontanato dalla Rai e si fece eleggere al Parlamento europeo, abbandonato dopo che nel 2005 un tribunale sancì il suo diritto di tornare in Tv.

LA FORZA DEL BUSINESS
In quasi 25 anni di carriera ai massimi livelli, Santoro si è scontrato praticamente con tutte le fazioni politiche ma forte del successo dei suoi programmi ha (quasi) sempre trovato chi gli offrisse un contratto. Con una media della prima serata di Raidue raramente oltre il 10-12%, quest'anno Santoro & C. hanno raggiunto punte del 30%. Risultato: se la prima serata di Raidue produce in genere due blocchi di spot pubblicitari, Annozero ne garantisce tre (Santoro arriva addirittura a quattro contando quello di fine programma, che tecnicamente però non gli compete) con un plusvalore di 100.000 euro a puntata.

IL FUTURO NELLE DOCUFICTION

Il contratto su cui stanno discutendo Rai e Santoro consta di 12 punti: i primi quattro riguardano la fine del rapporto di lavoro dipendente, gli altri otto il nuovo rapporto commerciale attraverso il quale l'anchorman dovrebbe produrre docufiction da trasmettere su Raidue. Il conduttore si impegnerebbe inoltre «a non prestare la propria attività professionale presso altre emittenti radiotelevisive per il periodo di 2 anni decorrenti dalla risoluzione del rapporto di lavoro». Il manager Lucio Presta (delegato per procura a trattare con la Rai) sta cercando di far eliminare questa clausola.

UN INCENTIVO MILIONARIO

In quanto dirigente, la fine del rapporto dipendente di Santoro (che aveva ancora 6 anni di contratto) dovrebbe prevedere un'"incentivazione all'esodo" pari a 3 annualità di stipendio per un totale di 2 milioni 799 mila euro (compresi Tfr e ferie per 69 mila 500 euro). L'accordo prevederebbe la rinuncia della Rai al ricorso in Cassazione contro la sentenza che l'aveva costretta a riaffidare a Santoro la conduzione di un programma tv.

IL SIGNOR M.
In futuro Santoro dovrebbe produrre 2 serie di cinque puntate da 130 minuti l'una, dal titolo Il Signor M. più due miniserie di fiction di 2 puntate da 100 minuti l'una «aventi per oggetto fatti di cronaca realmente accaduti». In cambio l'ormai ex conduttore di Annozero dovrebbe ricevere un milione di euro a puntata, con i quali dovrebbe però pagare tutte le spese di produzione (attori, registi ecc.).

L'ESPERIMENTO RAI PER UNA NOTTE

Finiti i due anni di esclusiva (ai quali la Rai pare decisa a non rinunciare), Santoro potrebbe dare un seguito all'esperimento di Rai per una notte, il programma organizzato insieme alla Federazione nazionale della stampa e trasmesso il 25 marzo da Bologna con un'audience di quasi 3 milioni di spettatori raggiunti attraverso varie piattaforme: web Tv, satellite, emittenti locali.

IL «MARTIRIO» COME INVESTIMENTO?
Alle prese con la grana Santoro, in questi giorni l'informazione Rai è stata scossa anche dal caso di un'altra star dell'informazione, seppur non della stessa caratura: venerdì Maria Luisa Busi, da mesi in contrasto col direttore Augusto Minzolini, ha annunciato con una lettera affissa in bacheca la decisione di non condurre più il Tg1 delle 20 («gesto mai fatto prima da nessun altro conduttore della testata», ha sottolineato il Cdr): «Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità». Il direttore ha risposto ribadendo che «il mio tg non è mai stato di parte». Maurizio Lupi, vicepresidente (Pdl) alla Camera, ha accusato la Busi di vestire «i panni della vittima, per godersi i suoi dieci minuti di notorietà». I maligni insinuano che il «modello Santoro» («essere perseguitato si è rivelato un ottimo investimento», per usare le parole di Bruno Vespa) sta facendo proseliti. La Gruber, che aveva messo sotto accusa Bruno Vespa direttore del Tg1, finì a un certo punto deputato europeo.

DI BELLA: «SE TOGLIETE LA DANDINI VADO VIA»
Acque agitate anche a RaiTre. Il direttore Antonio Di Bella ha minacciato ieri le dimissioni: se andrà in porto la proposta del direttore generale Mauro Masi di ridurre a una sola puntata a settimana (dalle quattro attuali) il talk show di Serena Dandini Parla con me, lascerà la guida della Terza rete. La trasmissione che Dandini conduce in seconda serata con Dario Vergassola ha sempre registrato buoni ascolti, sfiorando il 10% di share. Tuttavia, la sua caratterizzazione politica sembra non essere gradita al premier: più volte, come avvenuto anche durante il Consiglio dei ministri del 7 maggio scorso, Berlusconi ha contestato il programma, «pagato con i soldi pubblici, che si diletta ad avere come unico bersaglio il governo». Serena Dandini non commenta. I collaboratori di Di Bella garantiscono che il direttore non mollerà. Anzi, nel 2011 vorrebbe portare in prima serata Dandini & Co. e, con un programma tutto suo, Roberto Saviano accompagnato da Fabio Fazio.


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