DALL'ITALIA15:11 - 25 maggio 2010

Intercettazioni, l'appello dei direttori contro la «legge bavaglio»

«Continueremo a informare anche con multe e arresti»

di staff Style.it
<p>Intercettazioni, l'appello dei direttori contro la «legge
bavaglio»</p>

Il ddl intercettazioni è passato in Commissione Giustizia al Senato senza le modifiche richieste e promesse. E ora passa all'esame dell'Aula. Mentre il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, assicura interventi che rendano più equilibrata la legge, giornalisti, giuristi e magistati continuano la loro mobilitazione.
I direttori delle maggiori testate nazionali fanno un appello congiunto, firmato presso la sede della Fnsi.
Ecco il testo.

«I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione. Questo disegno di legge penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie - comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all'udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati. E' un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde - molto semplicemente - il dovere dei giornali di informare. La disciplina all'esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura. A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l'informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio».

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