DAL MONDO19:05 - 27 maggio 2010

Cina: decimo suicidio in fabbrica

Un decimo operaio si toglie la vita (nonostante il divieto aziendale)

di Sara Tieni
<p>Cina: decimo suicidio in fabbrica</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Prosegue l'ondata di suicidi alla Foxconn, la fabbrica a Shenzhen, nel sud della Cina, dove, negli ultimi cinque mesi, si sono tolti la vita dieci operai. Altri due dipendenti sono stati salvati in extremis (nella foto, il padre disperato di uno dei defunti).

Il clamore aveva spinto in questi giorni la ditta (dove si assemblano anche iPod, iPhone e ora anche iPad) a far firmare a tutti i dipendenti un documento in cui si impegnavano ufficialmente a non suicidarsi. A nulla è servito il tentativo «istituzionale» dei vertici dell'azienda: ieri notte un altro impiegato si è lanciato dalla finestra di un dormitorio della fabbrica, rimanendo ucciso. Un secondo, questa mattina, si è tagliato le vene dei polsi venendo salvato per un soffio.

Una triste conferma delle condizioni di lavoro difficili, al limite del sopportabile, dell'enorme complesso tecnologico orientale che lavora per realizzare i sogni tecnologici dell'Occidente. Già nel 2006 infatti la Apple aveva avviato un'indagine che, pur non avendo alcun esito certo, aveva appurato le condizioni disumane di alcuni dormitori. Un reporter del locale Southern Weekly si era inoltre infiltrato fingendosi un operaio dell'azienda: l'esito fu un video in cui emergevano dettagli di vita raccapriccianti dei suoi «colleghi», e persino torture fisiche per i dipendenti più indisciplinati.

Un trend negativo, quello cinese, che rimanda ai venti suicidi, in 18 mesi, degli impiegati di un altro colosso, questa volta occidentale, verificatisi lo scorso anno alla France Telecom e che aveva fatto scendere in piazza dipendenti e sindacati, in segno di protesta.

 



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