DALL'ITALIA09:01 - 27 maggio 2010

Province, ecco cosa cambia raccontato da Giorgio Dell'Arti

Parlano i presidenti di Rieti, Matera, Biella, etc.

di Giorgio Dell'Arti
<p>Province, ecco cosa cambia raccontato da Giorgio Dell'Arti</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

RIETI

Fabio Melilli, 52 anni, guida la giunta di centrosinistra che governa la provincia di Rieti ed è convinto che la norma della manovra economica che taglia le piccole province, «per la banalità con cui è stata scritta», dovrebbe rimanere lettera morta: «Non so che fine faremo. Sono il presidente di una provincia molto complessa, costruita 80 anni fa mettendo insieme pezzi molto diversi e l'applicazione di questa norma peggiorerebbe la situazione. Rieti è rimasta a lungo isolata dalla capitale e questa è stata una difficoltà oggettiva per l'economia. Da noi sono comunque nate le grandi aziende d'elettronica e ora sta decollando il turismo di qualità». La provincia di Rieti conta circa 159 mila abitanti, il bilancio dell'ente locale è di 40 milioni di euro. «I nostri dipendenti sono all'incirca 400. Ora, se dovesse accadere che Rieti fosse unita per esempio a Terni, pensiamo veramente che gli uffici della nostra amministrazione spariranno? Mi sembra una banalità».

MATERA

Nessuna alternativa per la sua provincia, Matera, per il presidente Franco Stella (Pd): «Dovrò emigrare! Non mi potrò più candidare, non ho alternative! Matera rientra di sicuro nel taglio previsto dal decreto, non ci sono dubbi. Resta da capire perché abbiano scelto la quota di 220 mila abitanti, molto strana. La nostra provincia conta 205 mila abitanti e moltissimi elementi positivi: produce tanto, possiede, per esempio, il giacimento petrolifero più grosso d'Europa. Le difficoltà sono infrastrutturali ma abbiamo cercato comunque di ridurre i costi: nel 2009, per esempio, abbiamo raggiunto il patto di stabilità. L'amministrazione provinciale ha 300 dipendenti diretti, più alcune funzionari delegati per la sistemazione idrica dei fiumi. Che cosa accadrà veramente, si vedrà con i decreti attuativi. Dove andremo? Non so: Matera dista dalla Puglia 7 chilometri, ma siamo vicini anche alla Calabria e alla Campania».

BIELLA

Roberto Simonetti (37 anni, Lega Nord) è presidente della Provincia di Biella, 187 mila abitanti, in quota soppressione. «Devo ancora leggere il testo della manovra: non credo che la norma estingua i mutui né che sia previsto il licenziamento di tutti i dipendenti. Quale sarebbe dunque il taglio alla spesa? Forse i 250mila euro che percepiscono in un anno assessori e consiglieri?» (Simonetti, che è anche deputato, lavora peraltro a costo zero per la Provincia, avendo l'indennità parlamentare). La Provincia di Biella spende all'incirca 8 milioni di euro per il personale (intorno ai 220 dipendenti), poco meno di 8 milioni per le rate dei mutui e 9 per le spese correnti. È stata istituita nel 1992, con prime elezioni nel '95. «L'esigenza di staccarsi da Vercelli risale a molto prima: le peculiarità storiche, geografiche ed economiche del comprensorio del Biellese erano già chiare nell'Ottocento. Oggi il nostro distretto tessile-laniero è all'avanguardia nel mondo e ha poco in comune con Vercelli. Se ci taglieranno, non so a chi andranno le nostre funzioni. Deciderà Tremonti».

ASCOLI PICENO

Piero Celani (59 anni, Pdl) è il presidente della Provincia di Ascoli Piceno, che da pochissimo è stata divisa perché un'altra ne è stata creata. «Sulla nostra provincia ci sarebbe da scrivere un trattato, viviamo una situazione che si potrebbe definire fantozziana. Con una legge del giugno 2004, entrata in vigore nello stesso mese del 2009, Fermo è stata scissa da Ascoli Piceno per formare un'altra provincia. Prima, unite, contavano 370 mila abitanti. Oggi, divise, non raggiungono la soglia stabilita dal governo per sopravvivere: la provincia di Ascoli ha 200mila abitanti, quella di Fermo 160 mila. L'amministrazione prima contava 700 dipendenti, ora 440 sono rimasti ad Ascoli, il resto con incentivi si è spostato a Fermo. Nel frattempo lo Stato ha dovuto spendere 30 milioni di euro: i costi si sono decuplicati far nascere nuovi uffici, nuove caserme, la Camera di commercio… Tutto. Adesso non so proprio che cosa succederà».

FERMO

La Provincia di Fermo è guidata da Fabrizio Cesetti (53 anni, Verdi), che è anche il suo primo presidente: «Anche se, con 177 mila abitanti, è al di sotto della soglia stabilita dal governo, la nostra provincia non può essere soppressa. Nessuna provincia può esserlo, perché sarebbe incostituzionale. L'articolo 133 della Costituzione dice che "il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione". Mi sembra assurdo che non si siano informati prima e che si ignori questo articolo. Sono infastidito, ma mi sento tranquillo e sereno. Anche la Carta delle autonomie di Calderoli conferma la necessità dell'iniziativa della Regione. Credo che questa parte della manovra sia uno spot demagogico del governo. L'ufficio di presidenza dell'Upi (Unione province italiane), di cui faccio parte, si riunirà domani alle 11 per parlarne».

ISERNIA

Luigi Mazzuto (56 anni, Pdl), presidente della Provincia di Isernia: «Sopprimere dalla prossima legislatura provinciale gli enti con meno di 220 mila abitanti? La mia provocazione è: facciamolo subito, perché aspettare? Il riordino degli enti pubblici è necessario ma mettere mano su quelli previsti dalla Costituzione è grave. Le province hanno dalla loro una storia e una cultura che non possono essere cancellate. La provincia di Isernia ha circa 100mila abitanti e una sua grande capacità imprenditoriale che stiamo cercando di valorizzare. Da soli produciamo circa il 40% del tartufo in tutto il paese! Questa mattina sono stato tentato di mettere sul portone d'ingresso del palazzo provinciale il cartello "Chiuso, rivolgersi a Tremonti". Questa scelta mi sembra una leggerezza politica senza precedenti. La nostra amministrazione ha all'incirca 200 dipendenti, che fine faranno? Non voglio nemmeno pensare alla possibilità che la nostra provincia sia soppressa. Si cominci dagli enti di sottogoverno, inutili per davvero».

MASSA CARRARA

Osvaldo Angeli (66 anni, Pd), presidente della Provincia di Massa-Carrara, si augura che la possibilità che la sua provincia, 203 mila abitanti in base alle ultime statistiche, sia soppressa rimanga «una proposta, bizzarra e inaccettabile. Serve una seria riforma delle autonomie, così non si risolve il problema. Si parla delle province senza considerare il decentramento istituzionale già in corso: noi, per esempio, non operiamo solo per viabilità e scuola, settori tradizionali di intervento, ma siamo diventati un ente intermedio che si occupa, per esempio, di programmazione territoriale e politiche del lavoro e adesso ci stiamo impegnando per valorizzare il turismo e promuovere il territorio. La nostra provincia ha un bilancio di 50 milioni di euro, i dipendenti sono 347: gli otto assessori dalla prossima legislatura diventeranno sei, i 24 consiglieri, 20. Anche in questo modo cerchiamo di limitare le spese. Crediamo veramente che questa manovra porterà un grande risparmio? In più Massa è una provincia di confine: siamo vicini alla Liguria ma anche all'Emilia Romagna, dove andremo? Questa scelta mi sembra offensiva sul piano morale e su quello politico e dimentica che Massa è medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici affrontati durante la Resistenza».

CROTONE

Per Stanislao Francesco Zurlo (47 anni, Pdl), presidente della Provincia di Crotone (poco più di 170 mila abitanti), «così come è stata strutturata, la norma sembra non andare nella giusta direzione. Il risparmio sarebbe irrisorio, di poche centinaia di migliaia di euro per ogni provincia eliminata. La nostra provincia è nata nel 1992 per andare incontro alle esigenze di un territorio ben definito, lontano 110 chilometri da Cosenza e 80 dalla provincia madre, Catanzaro. In più non bisogna dimenticare che ci sono zone che hanno bisogno di presidi continui, noi sosteniamo piccoli comuni che non hanno risorse. Crotone viene da un declino post industriale pesante, la magistratura sta indagando sulle scorie tossiche con cui sono state fatte strade e case. Oggi puntiamo su turismo e agricoltura, puntiamo tutto sull'ambiente. L'amministrazione provinciale ha 380 dipendenti diretti che arrivano a circa 500 con le società partecipate e solo due auto blu. Il bilancio è di 37 milioni di euro, circa 17 si spendono per il personale, 8 per mutui contratti dalle precedenti amministrazioni. Non abbiamo soldi per gli sprechi… Eliminare queste province, alla fine, per lo Stato significherebbe spendere di più».

VIBO VALENTIA

Francesco De Nisi (42 anni, Pd), alla guida della Provincia di Vibo Valentia (167mila abitanti), dice che «una tematica di questo tipo non dovrebbe essere affrontata nell'ambito di una manovra economica focalizzata sui tagli studiati per fronteggiare la crisi economica. Abolire le province sotto i 220mila abitanti può determinare un risparmio di qualche decina di milioni di euro l'anno, un'inezia rispetto alle attuali esigenze di cassa. Di contro, cancellare le province significa sopprimere anche le questure, le prefetture, gli uffici scolastici provinciali, le aziende sanitarie, i comandi provinciali delle forze dell'ordine. Questo segnerebbe un arretramento dello Stato in territori, come quello vibonese, che non possono prescindere da una sua presenza concreta e operativa». La provincia di Vibo Valentia è stata istituita nel 1992. La sua economia punta sulla valorizzazione del turismo (Tropea, Pizzo Calabro rientrano nel suo territorio), sull'agricoltura e sui prodotti tipici.

GROSSETO

Il destino della Provincia di Grosseto è legato al criterio con cui si tradurrà la quota dei 220mila abitanti. Il presidente Leonardo Marras (37 anni, Pd): «In base al dato ufficiale al 31 dicembre 2009 rilevato dalle anagrafi comunali, la provincia di Grosseto conta quasi 227 mila abitanti, il censimento del 2001 invece ci colloca sotto i 200 mila. Se l'ipotesi è di sopprimere una provincia vasta come la nostra per annetterci a Siena, si ritorna a qualcosa che si è verificato solo in epoca medievale. Correggere i costi dello Stato in questo modo non è giusto, meriterebbe una riflessione più ampia dei 90 minuti che gli sono stati dedicati». L'amministrazione provinciale di Grosseto ha all'incirca 550 dipendenti. «La spesa per il personale si aggira intorno ai 21 milioni di euro l'anno in un bilancio di 110 milioni».

LODI

La Provincia di Lodi è stata istituita solo nel 1992 e secondo il suo presidente, Pietro Foroni (34 anni, Lega Nord), non corre alcun rischio. «Gli abitanti sono 225mila e rotti, dati ufficiali dell'anagrafe al 31 dicembre 2009, con una tendenza all'aumento: oltre agli immigrati, ci sono molti milanesi che decidono di venire a vivere nella nostra provincia. E comunque il numero degli abitanti non può essere il criterio di scelta: quello che conta è la peculiarità del territorio. E il Lodigiano ha da sempre una vocazione autonoma da Milano. Anche economicamente: noi viviamo di agricoltura, industria agroalimentare e terziario, di un tessuto di piccole e medie imprese» (prima di diventare provincia, il Lodigiano era tutto compreso nella provincia di Milano). Per Foroni i tagli agli sprechi sono sacrosanti, «ma non bisogna fare di ogni erba un fascio. Noi siamo una provincia virtuosa: tra poco partirà un intervento da 17 milioni di euro per sistemare scuole e strade, senza ricorrere a un mutuo ma solo sfruttando risorse interne». Nel complesso i 217 dipendenti a tempo indeterminato, i 15 a tempo determinato e il direttore generale costano alla Provincia di Lodi nove milioni di euro all'anno. «E l'indennità del presidente è di 2.300 euro netti al mese».

ASTI

Maria Teresa Armosino (55 anni, Pdl) presidente della provincia di Asti: «Non so a quale periodo i giornali che parlano della possibile soppressione della provincia di Asti abbiano fatto riferimento: gli abitanti della nostra provincia nel 2001 erano meno di 220 mila, oggi sono di più, raggiungiamo quota 221mila. Credo che si dovrebbe approfittare di questo momento per creare aggregati maggiori, se si agisce sotto l'impulso del tagliare senza criterio si diventa populisti. La cosa migliore per la provincia di Asti sarebbe, per esempio, l'unificazione con le parti abitate dell'Albese, del Chierese per l'unificazione vitivinicola della zona. Questa mi sembra la scelta migliore per dare risposte concrete: eliminare gli enti intermedi tra comuni e province e ridefinire gli ambiti. Questo sarebbe molto più di un'operazione di facciata».

LA SPEZIA

Mariano Fiasella (53 anni), alla guida della giunta di centrosinistra che governa la provincia di La Spezia, non è preoccupato: «Le voci sulla nostra provincia sono soltanto un errore di stampa, La Spezia conta 227mila abitanti, è fuori dal taglio delle province previsto dal decreto del governo. In ogni caso non credo che questa sia la strada giusta: il risparmio che si otterrebbe sarebbe irrisorio. Non è questo il modo per ridurre i costi della politica».

TERNI

La segreteria del presidente della Provincia di Terni,  Feliciano Polli (Pd): «Noi non rientriamo comunque nella manovra. I nostri dati, aggiornati al novembre 2009, dicono che gli abitanti della provincia sono 232.540».

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