DAL MONDO17:40 - 28 maggio 2010

Gli 80 morti in Pakistan? Un film che aspettava solo di essere girato

L'analisi di Imma Vitelli

di Imma Vitelli
<p>Gli 80 morti in Pakistan? Un film che aspettava solo di essere
girato</p>
PHOTO GETTY IMAGES

L'assalto, coordinato, alle due moschee di Lahore, nell'ora della preghiera, nel giorno più sacro ai musulmani, era un brutto film in attesa di essere girato. È la sesta volta, in altrettanti mesi, che la capitale culturale del Pakistan, e del Punjab, vede il sangue sulle sue strade; in precedenza, spaventosi sciami di bombe umane avevano colpito agenti della polizia, e giocatori di cricket, e ulema moderati e, in generale, quelle istituzioni che negli ultimi due anni hanno clamorosamente voltato le spalle al mostruoso Frankenstein Talebano.

Dopo averlo creato (negli anni Novanta, per prendere il potere in Afghanistan); dopo averlo finanziato (fino a ieri, per mano dell'Isi, l'Intelligence pakistana), il governo di Islamabad si ritrova oggi a fare i conti con la serpe che ha nutrito col suo seno, in una guerra senza quartiere, dall'esito tutt'altro che scontato.

Così, mentre la leadership dei Talebani Afghani combatte una guerra senza quartiere contro le forze Nato, la sezione Pakistana del movimento è impegnata contro il governo, e contro chiunque professi un verbo non tollerato.

Migliaia di giovani sono stati addestrati negli ultimi anni nelle madrase fondamentaliste degli Studenti (Taleb in arabo significa studente). Hanno imparato a odiare gli Infedeli: non solo gli occidentali, in quanto cristiani; ma anche tutti gli altri: ebrei sciiti, buddisti, indù, e chiunque si allontani, in qualche modo, dall'ortodossia islamica che gli è stata inculcata.

È questo il peccato capitale degli Ahmadi, una setta fondata alla fine dell'Ottocento, che si dichiara islamica. Crede nel dialogo interreligioso, e in altre cose: che Gesù sia morto in Kashmir, per esempio, non sulla croce; e che altri profeti siano discesi sulla terra dopo Maometto, ma che Egli mantenga il suo primato.

Anatema, per i kamikaze, che hanno colpito due moschee degli Ahmadi, e ucciso almeno 70 fedeli, con bombe e granate e kalashnikof, durante la preghiera del Venerdì, il giorno islamico più sacro.

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