DALL'ITALIA08:51 - 28 maggio 2010

Walter Tobagi, 30 anni dopo, la figlia: le vittime del terrorismo chiedono verità

L'articolo di Benedetta Tobagi per Vanity Fair

di Benedetta Tobagi
<p>Walter Tobagi, 30 anni dopo, la figlia: le vittime del
terrorismo chiedono verità</p>

Riproponiamo qui un articolo di Benedetta Tobagi, figlia del giornalista del Corriere della Sera assassinato dalla Brigate Rosse trent'anni fa, uscito su Vanity Fair n. 21/2009.

In un tempo di rumore e discorsi contraddittori, il presidente Napolitano ci ha consegnato il parole chiare, risolute, meditate, come un balsamo su antiche ferite: la strage di piazza Fontana e la morte dell'innocente Pinelli. Eventi che hanno lacerato le coscienze, marcando l'inizio di un tempo buio in cui la domanda di verità dei cittadini si è scontrata con un muro di omertà e di menzogne: il volto osceno del Potere.

Quando si parla di «riconciliazione», mi pare si tratti innanzitutto di ricomporre la frattura nel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni che si spalancò allora (così grave che tanti nel '78 si sentivano «Né con lo Stato né con le Br»).

Napolitano ha compiuto un passo importante, riconoscendo le gravissime mancanze dello Stato democratico durante la «strategia della tensione». Penso alla folla silenziosa in piazza Duomo il 15 dicembre 1969: queste parole sono per loro, per noi. Francesca Dendena, in rappresentanza dei familiari delle vittime delle stragi, ha riproposto una domanda di verità che oggi, chiusi i processi, passa attraverso la ricostruzione storica, l'apertura degli archivi e la facilitazione all'accesso alla «verità che c'è» sullo stragismo neofascista e le sue collusioni con gli apparati (perché sono state individuate molte responsabilità anche dove mancano le condanne), ma spesso giace dimenticata nei sotterranei dei tribunali.

Un regolamento consente il versamento anticipato dei processi conclusi agli archivi di Stato, molte associazioni si impegnano a promuovere la digitalizzazione di questi fascicoli, per facilitarne la consultazione. Il segreto di Stato è stato limitato a trent'anni con una legge del 2008, ma la sua applicazione resta macchinosa, mancano i regolamenti che la rendano efficace. Intanto gli archivi restano una Cenerentola a cui sono stati tagliati ancora i fondi. Non è solo un problema da storici: è in gioco il diritto di tutti i cittadini alla trasparenza delle azioni del governo, passate e presenti: un pilastro della democrazia.

(...)

Ripensare al terrorismo vuol dire promuovere consapevolezza circa i pesanti errori del passato, cultura della trasparenza e civiltà del dialogo. Non lasciamo che il rumore ci sommerga di nuovo. Fissiamo lo sguardo sul volto osceno del Potere, sulle aberrazioni della violenza, per capire e raccontare da dove veniamo: è il modo migliore per onorare la memoria di troppe vittime innocenti e costruirci un futuro migliore.

Fonte[ Vanity Fair ]

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