DALL'ITALIA16:40 - 01 giugno 2010

Dalle pensioni alle Province, la manovra economica spiegata da Giorgio Dell'Arti

I tagli, i Tfr, le pensioni, le province: ecco quello che cambia con il decreto

di Giorgio Dell'Arti
<p>Dalle pensioni alle Province, la manovra economica spiegata da
Giorgio Dell'Arti</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

La manovra finanziaria per il 2011-2012 adesso è pronta davvero. Con alcune variazioni rispetto al testo approvato martedì della scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e presentato al Senato, che dovrà approvarlo entro sessanta giorni. La legge comunque è già in vigore.

LE ULTIME CORREZIONI

Le correzioni sono state decise tra sabato e domenica nella trattativa tra il governo e Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica domenica ha fatto al governo delle «osservazioni sulla sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento». Sembra che sia stato il Quirinale a proporre all'esecutivo lo sdoppiamento delle norme: nel decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale sono contenute solo le misure finanziarie, mentre i tagli agli enti culturali e un eventuale intervento sulle Province finiranno in un disegno di legge separato.

I TRE ISTITUTI DEL PRESIDENTE
Napolitano avrebbe anche chiesto di risparmiare dai tagli dei finanziamenti pubblici tre istituti culturali (sui 232 previsti dalla manovra): la Stazione zoologica Dohrn di Napoli, la Scuola archeologica italiana di Atene, la Domus Galileiana di Pisa. Per il presidente, che in generale non avrebbe apprezzato molto la lista di finanziamenti da eliminare, questi tre centri di studio sono un orgoglio per il nostro Paese.

I TFR
L'esecutivo ha modificato all'ultimo momento anche il meccanismo della rateizzazione del Tfr degli statali: si prevede un pagamento della liquidazione in due rate annuali, invece che in una soluzione unica, se l'importo è compreso tra 90mila e 150mila euro, in tre se pari o superiore a 150mila euro.

QUELLO CHE RESTA
Il valore complessivo della manovra resta però più o meno lo stesso: 24,9 miliardi di euro di risparmi, 12,45 per il 2010 e altri 12,45 per il 2011. L'obiettivo del provvedimento è riportare il deficit dall'attuale 5% al 2,7% del Pil nel 2012. Il grosso dei sacrifici viene chiesto agli enti locali: i trasferimenti verso le regioni saranno tagliati di 10 miliardi in due anni, quelli verso le province di 800 milioni, quelli verso i comuni di 4 miliardi. Altri 5,3 miliardi dovrebbero arrivare dai risparmi sul pubblico impiego, da 1 a 5 miliardi miliardi dalla sanatoria sugli immobili fantasma e il resto da tagli e risparmi vari.

LE PROVINCE CANCELLATE
Quella sulle Province è stata la mossa a sorpresa del governo. È dagli anni Settanta che si parla delle Province come di istituzioni inutili: un articolo nella bozza della manovra prevedeva la soppressione di quelle con meno di 220mila abitanti (sulla base delle rilevazioni dell'Istat al primo gennaio 2009). Con due limiti, però: si salvavano quelle nelle regioni a statuto speciale e quelle che confinano con altre nazioni (su questo secondo punto avrebbe insistito molto la Lega). Il risultato: dieci province (nove al Sud) che avrebbero dovuto essere abolite e passare sotto l'amministrazione di una provincia confinante a scelta. La misura, però, è stata da subito molto criticata, anche all'interno del governo. E alla fine è stata cancellata dal decreto della manovra. A quanto pare potrebbe rientrare nel disegno di legge sulla Carta delle Autonomie, attualmente in commissione Affari costituzionali alla Camera.

I TAGLI AGLI STATALI
I dipendenti pubblici sono i lavoratori più colpiti dalla manovra. «Paga solo il nostro elettorato» ha commentato Rosy Bindi dal Pd. I contratti del pubblico impiego non saranno rinnovati dal 2011 al 2013, il turn over sarà limitato: un assunto ogni 5 pensionati come regola generale, un assunto ogni due pensionati nelle università. Nell'esercito e nelle forze di sicurezza il ricambio non sarà modificato. Gli aumenti del salario fissati dai contratti firmati tra il 2008 e il 2009 saranno annullati nella parte che supera una crescita del 3,2%. Alla fine di questo piano i dipendenti pubblici in Italia scenderanno dagli attuali 3,3 milioni a 2,9 milioni. Tra i medici in molti, secondo le stime, perderanno anche 5mila euro lordi all'anno.

QUELLI ALLA POLITICA
Gli stipendi dei dirigenti pubblici, dei parlamentari, dei ministri e dei magistrati saranno tagliati. Per i membri del governo la riduzione è fissata nel 10% del compenso per la parte che supera gli 80mila euro lordi, per i dirigenti pubblici il taglio è del 5% per la parte che eccede i 90mila euro lordi annui e del 10% per quella che supera i 130mila annui. Camera, Senato e Quirinale decideranno autonomamente come risparmiare. In più i gettoni di presenza per gli incarichi in organi di società e enti pubblici non potranno superare i 30 euro. Ridotto del 10% il finanziamento ai partiti.

DA OGGI IN PENSIONE PIU' TARDI
Le finestre di uscita dal lavoro vengono ridotte da tre a una sola: il risultato è che molti lavoratori pronti alla pensione dovranno lavorare tre mesi in più. Tra gli statali, l'innalzamento a 65 anni dell'età per la pensione delle donne viene anticipato dal 2018 al 2016, mentre il tasso di invalidità minima per avere diritto alla pensione di invalidità sale dal 74 all'85%. Su questo punto il governo prevede una stretta nei controlli.

ENTI PUBBLICI CHE CHIUDONO, TAGLI AGLI ISTITUTI CULTURALI
È stato separato dalla manovra il discorso sui finanziamenti agli istituti culturali, dei quali, nelle prime bozze, era stato fatto un elenco con 232 fondazioni e istituti ai quali lo stato avrebbe negato qualsiasi risorsa. Dopo le proteste del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e i rilievi del presidente Napolitano, i finanziamenti sono stati ripristinati, anche se ridotti del 50%, a poco più di 10 milioni di euro. E sarà direttamente il ministero a decidere dove e come tagliare (il decreto con la nuova assegnazione dei finanziamenti deve essere messo a punto entro due mesi). Sono nella manovra, invece, gli enti pubblici da sopprimere. Sono circa 25, tra cui i più noti Isae (che si occupa di ricerca economica) e Isfol (ricerche sul lavoro). Sembrava che dovesse sparire anche l'Istituto per il commercio estero, che invece si è salvato. Colpo di scure sugli istituti previdenziali Ipsema (Istituto di previdenza per il settore marittimo), Ispesl (Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro) e Ipost (Istituto postelegrafonici) che con effetto immediato vengono assorbiti dall'Inail e dall'Inps. Tra gli enti salvati, su pressione del Quirinale, la stazione zoologica Dohrn di Napoli e l'Istituto nazionale di astrofisica.

LA LOTTA AGLI EVASORI
Oltre ai risparmi sulla spesa pubblica, il governo punta a fare salire le entrate attraverso un miglioramento della lotta all'evasione. La strategia si basa su un redditometro rinnovato, per dare la caccia agli evasori: per valutare il reale reddito del contribuente si terrà conto, tra l'altro, del possesso di mini-car, dell'iscrizione in circoli esclusivi, dei viaggi. L'accertamento scatterà con uno scostamento del reddito dichiarato da quello presunto che superi il 20%. Per controllare meglio le entrate di autonomi e professionisti, la manovra impone una fattura elettronica per i pagamenti sopra i 3mila euro e vieta i pagamenti in contante sopra i 5mila euro.

GLI IMMOBILI FANTASMA
L'Agenzia del territorio ha fotografato le città italiane dal cielo e ha individuato 2 milioni di case mai dichiarate al catasto. Ad Avellino il record negativo: 112 irregolarità su mille abitanti. L'elenco di queste case «fantasma» è già stato pubblicato dall'Agenzia delle entrate, ai proprietari è stata data la possibilità di mettersi in regola entro sette mesi. La manovra dà tempo entro il 31 dicembre 2010 per farlo, prevedendo uno sconto fiscale. Possibile sanare anche «gli interventi edilizi che abbiano determinato una variazione di consistenza, ovvero di destinazione». In questo campo l'erario conta di incassare quasi 5 miliardo di euro.

TRA LE ALTRE COSE
Sale dal 12,5% al 22% la tassazione sulle stock option date ai manager come parte del loro compenso e anche sui bonus che incassano nel caso eccedano il triplo della parte fissa della retribuzione. Dovrebbero diventare a pagamento tratti autostradali come la Salerno-Reggio Calabria, il Gra di Roma. E a Roma, per ripianare il buco sulla sanità del Lazio, dovrebbe essere imposta una nuova tassa sui turisti che dormono negli alberghi. Dovrebbe essere compresa entro i 10 euro. Tra le novità dell'ultimo momento anche la possibilità di differire l'acconto Irpef per gli anni 2011-2012 (su modello di quanto avvenuto quest'anno), 320 milioni di euro per le missioni internazionali, 18,5 milioni per la celebrazione del 150° anniversario dell'unità d'Italia.

UN PENSIERINO ALLA CRESCITA
Nella manovra correttiva ci sono anche misure pensate per stimolare la crescita. Si dà alle Regioni del Sud la possibilità di non fare pagare l'Irap alle nuove imprese, si prevedono agevolazioni fiscali per i ricercatori che tornano in Italia, contratti «alla tedesca» per favorire la produttività e zone a «burocrazia zero» nel Sud.

ALL'ESTERO LA MANOVRA È PIACIUTA
La Commissione Ue ha detto che il piano va «nella giusta direzione», l'Ocse ha applaudito Tremonti «per il coraggio che ha avuto con le misure emanate per la riduzione del debito e del deficit». Tra le agenzie di rating si sono complimentate Standard&Poor's e Fitch. E per il Fondo monetario internazionale la manovra è «molto positiva». Il Financial Times è stato più critico.

IN ITALIA ABBASTANZA
Il governo può contare sul sostanziale via libera di Cisl e Uil, mentre la Cgil si prepara a dare battaglia, con lo sciopero generale che sta organizzando per il 25 giugno. La Confindustria ha apprezzato, ma si è lamentata della povertà delle misure per la crescita. Berlusconi ha risposto, polemicamente, che «non hanno letto la manovra». Anche le altre associazioni degli imprenditori, da Confesercenti a Confartigianato, hanno accettato le novità.

DAL GOVERNO
Tremonti è il vero artefice di una manovra che ha sostanzialmente imposto a Berlusconi. Il ministro del Tesoro ha detto che questa è la risposta a una situazione decisiva: «Siamo a un tornante della storia». Il premier invece prima ha detto «non era la manovra che avrei voluto», poi ha ammesso che «era necessaria», ma ha pure citato Mussolini dicendo che il vero potere «ce l'hanno i gerarchi» e anche il fatto che abbia fatto presentare la manovra, la prima volta, a Gianni Letta, dimostra quanto la senta estranea. Per i tagli alla cultura è molto arrabbiato Sandro Bondi (ministro dei Beni culturali), per quelli agli enti locali è irritato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.

DALL'OPPOSIZIONE
Il Pd dice che con questa manovra il governo dimostra di avere mentito sulla realtà della crisi per tutti gli ultimi due anni. Il segretario Pierluigi Bersani ha parlato di una situazione «ai limiti estremi del quadro costituzionale» e ha aggiunto che «sono capaci anche i bambini di tagliare così». L'Italia dei valori andrà in piazza con la Cgil, l'Udc è critico, ma ancora scettico sul da farsi. Casini ha chiesto più misure di stimolo alla crescita.

I PIANI DEGLI ALTRI
Se il piano di tagli italiano vale 12,5 miliardi di euro all'anno per due anni, la Germania ne ha presentato uno da 10 miliardi all'anno per cinque anni, il Regno Unito uno da 7 miliardi immediati e altri 15 in due anni. La Francia ha un programma di risparmi che arriva addirittura a 100 miliardi in tre anni, mentre la Spagna ha già approvato risparmi per 50 miliardi a febbraio e un altro piano da 15 miliardi il mese scorso.

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RISULTATI
Claudio 75 mesi fa

Direi, manovra decente,....però non credete sia ora di mettere mano a tutti i soldi che escono mensilmente dal nostro Paese? Mi spiego: tutti i lavoratori stranieri, chi in regola e chi no, spediscono all'estero mensilmente € 800,00 pro capite. Prendendone a campione solo 100.000, ma solo a Roma sono quasi un milione, si ha il risultato di ben 80.000.000 di euro che non circolano piu nel nostro Paese (anzi solo a Roma). Si può fare qualcosa?

Vergogna!!!!!!

Come sempre siamo gli statali e le donne a pagare il prezzo della manovra ed ancora assistiamo al fatto che il vaticano non paga nulla . Forse potremmo iniziare a pensare che anche la chiesa cattolica debba fare qualche sacrificio.

angelo 76 mesi fa

Ok come al solito sempre gli stessi a pagare. Un film già visto e che rivedremo in futuro altre volte. Raccattare soldi e salvaguardare alla grande i privilegi di dirigenti e politici. Complimenti.

GAETANO 76 mesi fa

diceva dante alighieri è l'alterna onnipotenza delle umani sorti. mi chiedo, se il nostro paese come i dati dimostrano è uno dei paesi più ricchi del mondo, come mai ci sono tanti poveri lavoratori e pensionati che non riescono a mettere insieme colazione pranzo e cena? è evidente che ci troviamo di fronte ad una cattiva redistribuzione della ricchezza. questi nostri governanti anzichè fare una politica fiscale per abbattere l'evasione fiscle, per elimare la corruzione, per fare(nel frattempo) una riforma del fisco a costo zero, rimodulando le aliquote, gli scaglioni, le detrazione facendo pagare di piu a chi piu guadagna, cosa fanno si rivolgono sempre ai soliti cristi massacrandoli, stiano attenti però che la paziena ha un limite.

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