DALL'ITALIA10:45 - 07 luglio 2010

Luca, premiato come «prof migliore d'Italia». E poi lasciato a casa

Vince il titolo di professore dell'anno e riceve la comunicazione di fin econtratto

di Greta Privitera
<p>Luca, premiato come «prof migliore d'Italia». E poi lasciato a
casa</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Si chiama Luca Piergiovanni, ha 37 anni, ed è il professore più bravo d'Italia. Ma è rimasto senza lavoro. Insegna(va) italiano alle medie «G.B. Grassi» di Uggiate-Trevano, in provincia di Como.

Una settimana fa, mercoledì 30 giugno, ha ricevuto questa mail: «Gentile collega, a nome del presidente nazionale dell'Anp (l'Associazione nazionale Dirigenti e Alte professionalità della Scuola), ti esprimo vive congratulazioni per il tuo successo nell'aggiudicazione del premio "Docente dell'anno"». Le motivazioni? «Per il tuo impegno nell'innovazione didattica attraverso l'uso delle tecnologie». Peccato che lo stesso giorno sia scaduto il suo ennesimo contratto a termine.

Originario di Arezzo, laureato con 110 e lode in Lettere a Perugia, Luca aveva tentato la carriera accademica. «Dopo due pubblicazioni scientifiche, tante pacche sulle spalle d'incoraggiamento e tre anni di tira e molla, ho deciso di frequentare i corsi di abilitazione all'insegnamento. Dalle mie parti, però, trovare un posto era impossibile. Per non cadere in depressione, a 32 anni, sono tornato al mio lavoro del liceo: il disc jockey. Facevo 3 o 4 serate a settimana: dance anni '70-'80, house, musica latina. Per campare ho fatto di tutto: il karaoke sulla riviera romagnola e il barman alle feste cubane. Quando ho ricevuto una proposta da Como mi è sembrato di rinascere», ha dichiarato Luca alla Stampa.

«Nel 2005 ho avuto un contratto completo fino al 31 agosto. A partire dall'anno successivo, però, le cose sono peggiorate: ogni anno una scuola diversa, contratti in scadenza il 30 giugno e pochissime ore di lezione a settimana». Lo stipendio? Ottocento euro al mese, compresi i consigli di classe, i colloqui con i genitori e la correzione dei compiti. Quest'anno ha toccato il fondo con uno "spezzone orario": due classi, dodici ore a settimana».

Per raggiungere quota 18 ore e lo stipendio base di 1.300 euro al mese si è dovuto inventare alcuni corsi pomeridiani. «Intendiamoci: non sono un martire. Ma quando sento parlare di fannulloni mi viene da piangere», continua Luca. «Ci sono altre migliaia di persone, anche più anziane di me, nelle mie stesse condizioni».

«Ci chiamano ragazzi», conclude, «ma mi sembra assurdo che a 37 anni uno non possa pensare di crearsi una famiglia. Mi hanno detto che alle premiazioni per il "Docente dell'anno" ci sarà il ministro Gelmini. Sto preparando una lettera da consegnarle: com'è possibile che in Italia il merito e l'impegno non paghino mai?».

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