DALL'ITALIA11:49 - 13 luglio 2010

Università: esami per strada contro la riforma Gelmini

L'iniziativa dei docenti della Sapienza di Roma contro i tagli alla ricerca

di Sara Tieni
<p>Università: esami per strada contro la riforma Gelmini</p>

Discutere gli esami in giardino, alla luce del sole. Succede alla Sapienza a Roma. E' la protesta dei docenti contro la riforma Gelmini (il ddl di riforma dell'università che arriverà in aula al Senato tra una settimana) e contro i tagli previsti dalla manovra finanziaria.

Gli insegnanti non ci stanno e mandano in scena una protesta con esami sostenuti per strada, sui marciapiedi e nei giardini della facoltà di Lettere. Questa notte arriveranno anche esami al lume di candela, all'interno delle aule che si terranno dalle 21 alle 5 del mattino.

La riforma prevede, tra l'altro, una riduzione dei fondi statali che verranno assegnati in base al livello di efficienza dei singoli atenei. Non è più previsto inoltre il turn-over degli insegnanti, ovvero la sostituzione dei docenti nuovi con quelli che lasciano per andare in pensione.

Ogni tre anni sarà richiesta una valutazione degli atenei tramite una speciale relazione che, se giudicata insufficiente, provocherà un blocco degli scatti di stipendio degli insegnanti.  

Il rettore dell'ateneo romano, Luigi Frati, boccia la protesta come «un'iniziativa folkloristiche».

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RISULTATI

Dopo la CRUI e la Conferenza dei Presidi arriva la sollecitazione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla necessità di approvare quanto prima la Riforma voluta della Gelmini auspicando che il DDL 1905 venga approvato entro la prossima settimana. Sono contento della stoccata lanciata ai Professori, Ricercatori e Studenti che in questi giorni stanno mettendo su proteste “folcloristiche” solo per attirare l’attenzione dei midia. Le parole del Presidente della Repubblica ha ribadito il concetto che Azione Universitaria ha come cavallo di battaglia, ovvero sperpero di danaro pubblico, creazioni di corsi di laurea “inutili”, crescita esponenziale di sedi distaccate e una governante che da troppo potere ai “baroni” rendendo il sistema università inefficiente.

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