DALL'ITALIA09:45 - 14 luglio 2010

Ru 486, monito del governo alle Regioni: «Rispettate il protocollo»

Il sottosegretario Rocella: «Irregolari le dimissioni volontarie delle pazienti»

di staff Style.it
<p>Ru 486, monito del governo alle Regioni: «Rispettate il
protocollo»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

«Rispettiamo l'autonomia delle amministrazioni. Noi segnaliamo però che chi dovesse applicare protocolli clinici che ammettono le dimissioni volontarie della donna dopo l'assunzione della prima pillola vanno incontro a irregolarità». È il monito del sottosegretario al ministero della Salute, Eugenia Roccella, sulle linee guida per la pillola abortiva che, presentate lo scorso 25 giugno, sono state ora inviate alle Regioni.

Il timore di fondo è che le dimissioni volontarie possano, di fatto, provocare il rischio dello «scivolamento verso l'aborto a domicilio». Dunque l'impegno delle Asl dovrebbe essere quello di seguire le indicazioni del documento dove viene ribadito un principio: la Ru486 ha lo stesso livello di sicurezza dell'aborto chirurgico se viene somministrata in ospedale, in regime di ricovero ordinario (tre giorni) e sotto controllo sanitario, in accordo con la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza.

Secondo Roccella, anche se le direttive non sono vincolanti per le Regioni, bisogna tenere conto del parere dato dall'allora ministro della Salute Sacconi all'Unione Europea. «Il parere del ministro Sacconi - ha affermato Roccella - era che il farmaco venisse riconosciuto solo prevedendo il ricovero delle pazienti per tutta la procedura. Se sul lungo periodo si vedrà che questo criterio non è applicato il governo ne dovrà tenere conto. Noi ci siamo presi la nostra responsabilità emanando le linee guida - ha concluso il sottosegretario - le Regioni si assumeranno la loro».

Ancora non sono disponibili dati ufficiali sull'uso della pillola RU486. Da notizie diffuse dai media sembra però che nella maggior parte dei casi, a differenza di quanto è accaduto nei mesi di sperimentazione che hanno preceduto l'approvazione del medicinale in Italia e la distribuzione (da aprile 2010), la donna preferisca essere protetta dopo aver preso la prima pillola.

Ai governatori che dovessero sostenere protocolli non compatibili con quelli del ministero si ricorda anche che «potrebbero essere oggetto di contenziosi legislativi». In realtà l'unica Regione che ha esplicitamente indicato il day hospital come forma di assistenza legata alla Ru486 è l'Emilia Romagna. Le altre Asl italiane prevedono il ricovero ordinario ma sulla carta non viene quasi mai praticato perché le pazienti preferiscono tornare a casa.


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