DALL'ITALIA15:10 - 17 luglio 2010

Incidenti in mare: 24 mila morti negli ultimi 30 anni

Un rischio soprattutto per i più piccoli: ogni anno, nel mondo, sono infatti 3 milioni i bambini e gli adolescenti vittime di infortuni in acqua a rischio di annegamento

di staff Style.it
<p>Incidenti in mare: 24 mila morti negli ultimi 30 anni</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Ci risiamo. La conta estiva dei morti per annegamento è partita. Sette le vittime solo nello scorso weekend. Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, in circa 30 anni sono morte per annegamento nel nostro Paese 24.496 persone. Un rischio soprattutto per i più piccoli: ogni anno, nel mondo, sono infatti 3 milioni i bambini e gli adolescenti vittime di infortuni in acqua a rischio di annegamento.

Nei Paesi industrializzati, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la maggior parte degli annegamenti che coinvolgono i bambini avviene nelle piscine, comprese quelle mini, pubbliche e private. In Europa perdono la vita 5 mila bambini tra 1 e 4 anni e in tutto il mondo sono 175 mila le morti per annegamento tra 0 e 17 anni.

In Italia, il rapporto con l'acqua è ancora difficile. Un Paese immerso nel mare, con 8 mila chilometri di coste e laghi e fiumi balneabili, dove però - secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità - la metà della popolazione ha paura dei fondali profondi e il 43 per cento non sa nuotare o lo fa in maniera approssimativa. Un problema che ha riflessi anche sulla sicurezza.

Quali sono, dunque, le cause degli incidenti? Le regole, non scritte, del bagnante prudente non sono sempre rispettate. E così, aumentano i casi di congestione, di shock termico dovuto alla differenza tra la temperatura corporea e quella, inferiore, dell'acqua. Ci sono poi i vacanzieri che sottovalutano il proprio stato di salute: malati, affaticati. E quelli che, una volta al mare, vogliono strafare e si sottopongono a stressanti sedute sportive. Gli incidenti dovuti all'imprudenza aumentano nella stagione estiva: vacanzieri che sanno a stento nuotare e si allontanano dalla riva, che non osservano le bandiere che segnalano il pericolo e le boe.

L'Oms, a partire da queste cifre, sottolinea che ogni Stato dovrebbe predisporre una politica di monitoraggio e prevenzione, con obiettivi a 5-10 anni, puntando, in particolare sulla sensibilizzazione e l'educazione alla sicurezza.

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RISULTATI
sweetelsa 77 mesi fa

Per me non e' una questione di sicurezza ma e'disciplina personale.SE ci si reca su una costa balneare e' chiaro che non si devono infrangere le regole,questo dovrebbe essere applicato sia nelle piscine che negli stabilimenti.Io so che la maggior parte degli infortuni in mare avvengono per inerzia altrui.

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